di Silvia Chessa
Kafka mi ha sempre incuriosita: come autore, originale e provocatorio, ma
anche come essere umano.
Per questo reputerei, intanto, delittuoso non soppesare qualsiasi nuovo
studio che si soffermi, con serietà e passione, ancora sul mondo di Kafka,
essendo materia che non passa di moda e non esaurisce, di certo, la
potenzialità di fornire letture plurime.
Dell'universo letterario di Kafka seduce, in primis, la capacità di far
coesistere gli opposti, esasperare le incoerenze, mantenendo, al contempo, un
perfetto filo logico, nonchè una scrittura piana e razionale.
Dal momento che di incoerenze - o presunte tali- (su esse ci farà luce Stach), visse il genio di Kafka, egli divenne anche maestro nel sovvertire i parametri di verosimiglianza senza mai entrare nella fantascienza: nei suoi scritti si estrinseca l'arte di maneggiare il surreale ed il reale, impastati in modo scioccante pur se omogeneo.
La realtà che Kafka ri-crea, nei suoi racconti, è la storia di una follia:
ordinata, pacata, ineluttabile. Si sottolinei la parola storia, non favola, raccontino o invenzione.
La narrazione kafkiana è tecnica, asciutta, quasi consolatoria, nella sua
meticolosa, matematica strutturazione.
Nel libro "Kafka. Gli anni della consapevolezza", edito dal Saggiatore, 2024, scritto da Reiner Stach, (già autore di tre imponenti volumi su Kafka), capiremo, forse, alcuni segreti delle qualità infuse nei racconti kafkiani.
Verremo introdotti nei retroscena, privati, delle varie situazioni e
soluzioni creative rintracciate dal genio letterario di Kafka, che era, al
contempo, un soggetto complesso ed affascinante, acuto osservatore di una
Europa in disfacimento.
Erkenntnis, in tedesco, è comprensione, consapevolezza, (di se stessi, del
mondo, del proprio tempo).
Drammatico lo scenario geo politico che Kafka visse, e comprese!, appieno e
che fu, insieme alla tubercolosi e al fallimento di alcuni progetti,
sentimentali e di carriera, uno spettacolo deludente ma altresì uno specchio
ideale per proiettare incubi e sofferenze privati, da eternizzare in pagine che
avrebbero emozionato e stimolato generazioni lontane e da venire.
Quelle generazioni siamo noi, qui ed ora.
In uno scenario mondiale ancora invaso, mi pare, dall'assurdo.
Un assurdo, di matrice kafkiana appunto, che prende corpo nelle minacce
militari, chimiche, pandemiche, che si alternano assediando molti popoli..
Come le mele conficcate nella corazza che intrappolava Gregor Samsa,
lanciate per sfamarlo, ma finite per ferirlo.
Un assurdo che si traduce nel morbo delle disgregazioni (sociali,
religiose, politiche) con la stessa carica distruttiva del processo che
subiva il protagonista Josef K., un meccanismo, cioè, fondato su calunnie e
cavilli burocratici che parte, magari per sbaglio, ma non si arriva ad arrestare..
Ci verrà in soccorso l'intelligenza artificiale? Chissà.
Intanto, nel centenario dalla morte di Kafka (3 giugno 1924) non brilliamo
per accresciuta erkenntnis, comprensione e consapevolezza, sebbene dotati di
finezze robotiche e artificiali, talmente avanzate che erano impensabili nel
'24, ma che, usate poco e male, (schiavi dei medesimi cavilli burocratici,
speculazioni finanziarie ed oneri formali, che ingabbiavano i personaggi
kafkiani..), non ci sono ancora di sostanziale supporto neppure per gestire, al meglio,
una pandemia.
Lettura consigliata.
Titolo: Kafka. Gli anni della consapevolezza
Autore: Reiner Stach
Traduttore: Mauro Nervi
Editore: Il Saggiatore
Collana: La cultura
Anno edizione: 2024
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