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Lisbona. Rua da Saudade |
di Daniele Luti
C’è una strada a Lisbona che si chiama rua da Saudade. Ce lo dice Tabucchi. E lì lo scrittore sostiene ci sia stata la casa di Pereira. È una strada in salita che passa vicino alla cattedrale ed è dedicata a un sentimento, la saudade, difficile da "tradurre". È una struggente malinconia, ma non per il passato, o non solo. Tabucchi dice che è una nostalgia del futuro, un paradosso. È uno stato d'animo in cui le ombre della memoria convivono con una idea del divenire che implica il ritrovare, nella sua condizione perfetta, nella fissità di un attimo, un sentimento perduto che non ha più difetti, che ha raggiunto l'intensità, la "perfezione" dell'arte.

Ecco. Anche nella mia città natale, Volterra, c'è una strada così. È via
della Porta all'arco, un tragitto ripido, una rampa che si lascia alle spalle
un antico borgo e, attraverso una bellissima e fascinosa porta etrusca, ti
immette nella storia, in un mondo articolato di oggetti e di cose che fanno
ri/vivere una realtà intensa, complessa capace di rivelazioni improvvise:
intuire il tempo come un ritorno, come una riconquista, come la restituzione di
un amore, di un passione assoluta.
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