25 giugno 2015

"Non è che l'inizio" di Gianni Quilici



                                                                 Gianni Quilici, 2015

                             I dolori del giovane satiro

di Riccardo Dalle Luche
     Credo sia cosa saggia, oltre che etica, non scrivere recensione dei libri degli amici, quindi non lo farò, ma mi limiterò a liberoassociare sulle pagine di questo romanzo di formazione, questo apparente diario giovanile, questo “EcceBombo” di Gianni Quilici, “Non è che l'inizio” (Tra le Righe, Lucca, 2015).

L'Io narrante è, in tutta apparenza, in tutta verosimiglianza, lo stesso Quilici, alle prese con le sue intemperanze erotiche (che si risolvono perlopiù in bunueliane frustrazioni pulsionali), con il suo impatto tragicomico con il mondo della scuola (nulla mi pare cambiato venti e più anni dopo), infine, con la fine del Comunismo, contrassegnato dal celebre cambiamento di nome proposto da un tizio ormai dimenticato che si chiamava, ahimè per lui, Achille Occhetto.
Questi temi sono intrisi visivamente e, talora, linguisticamente, di una Lucca vissuta, ricreata soggettivamente e amatodiata, come ogni posto che realmente si abita.

 Se così fosse potremmo parlare di una sorta di provinciale “ricerca del tempo perduto”, e perfino, soprattutto per il continuo, non mediato, stream of consciousness osceno, di un corpo gettato nella lotta in memoria dell'ultimo Pasolini, in una versione maschilista degradata degna delle Case del Popolo del fu Roberto Benigni di “Berlinguer ti voglio bene”, il suo unico capolavoro.

Ma forse la nota passione cinefila di Gianni, che qui riappare qua e là, soprattutto nell'esilarante e geniale esercizio imposto ai ragazzi di scuola, di mettere in cinema una poesia di Carducci, ci può consentire di uscire da questa illusione di corrispondenza verosimigliante, cioè che Zeta sia davvero Gianni nei suoi satireschi anni giovanili, mentre invece stiamo solo leggendo un romanzo, forse un esercizio di romanzo, cioè l'esercizio di uno che vuol provare a scrivere un romanzo e per farlo, come un compito di scuola, finge di parlare di sè.

Visto così, tutto quanto narrativamente ci viene proposto acquista l'irrealtà tipica della fiction e del cinema d'autore: mostrare qualcosa per parlare d'altro.
 Su questa strada meno ingenua ci mettono: 1) le “foto d'autore” che intercalano il libro e che con il libro non hanno nulla a che spartire, se non l'ambientazione lucchese, immagini che giocano soprattutto con la luce e le ombre e sul contrasto tra gli esseri viventi e la materia rocciosa di cui è fatta la città; 2) la poesia finale, un inno all'esistenza, che potrebbe essere il vero argomento di cui tratta il libro, vista la sostanziale futilità di tutti gli eventi (più spesso “non eventi”) che vi vengono narrati.

Naturalmente anche seguendo l'ipotesi della fiction, c'è molto di vero nell'umanità (e nella femminilità) che attraversano tutte le pagine del libro che, mi viene da dire, si legge come un film del quale restiamo ansiosi di conoscere, truffautianamente, il sequel.

Gianni Quilici. Non è che l’inizio. Tra le righe libri. Euro 13.00

1 commento:

daniela catelli ha detto...

Non avrei saputo scrivere di meglio sul romanzo di Gianni. Mi ha suscitato le stesse sensazioni e riflessioni. Anche se penso che il sesso sia stato davvero l'ossessione di una generazione che ne parlava molto ma che in realtà lo faceva meno di quanto avrebbe voluto :-) Complimenti all'amico Gianni e aspettiamo il seguito delle avventure di Zeta (omaggio al film di Costa Gavras o a Zeno Cosini?)