05 maggio 2018

“Il vaccino antipolio” foto di Shah Marai


nota di Gianni Quilici

Sapere che Shah Marai,
il fotografo di questa  straordinaria foto,
 è morto ucciso straziato  per un attentato a Kabul,
da chi si è ucciso,  sbriciolato
 per  cieca,  atroce, alienata follia,
insieme al altri (innocenti),           
fa piangere dalla rabbia dolore.

Perché in questa foto c’è futuro e bellezza,
quella bellezza che sottende dolore,
che diventa arte.
La bellezza di un profilo armonioso di bimba afghana,
bocca aperta, occhi socchiusi,
raccolta totalmente in attesa,
una mano gentile che  la sorregge,
la goccia nell’aria sospesa,
d’una evidenza cristallina.
Una foto essenziale,
niente vi è di superfluo,
e di una semplicità immediata,
che richiama la storia di un popolo
da tempo in balia della guerra,
una guerra che non risparmia nessuno,
anche coloro che sono indifesi e innocenti.
E questa foto dove non c’è violenza,
ma cura, prevenzione,
ne è uno dei possibili grandi simboli.

Shah Marai (41 anni) aveva cominciato a lavorare per la agenzi France Presse come autista, oltre vent'anni fa, nel 1996, l'anno in cui i talibani presero il potere e poi cominciò a fotografare lui stesso le vite (e le morti) del suo paese.
Testimoniò per l'agenzia anche l'invasione Usa nel 2001. Nel 2002 è diventato reporter a tempo pieno fino a diventare il responsabile della sede Afp a Kabul.
 Lascia una moglie e sei figli, tra cui una bimba appena nata.

 

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