07 aprile 2021

"Elefteria di Istanbul" di Kemal Yilmaz

 

di Giulietta Isola

“ Non c’è più umanità…Umanità.. Quella notte, a Istanbul, se ne era perso il senso. Al suo posto era subentrato un odio cieco, razzista, capace solo di stuprare, picchiare, distruggere e rubare.”

        Della grande questione greco-turca, territoriale e non solo, sono rimasti nella memoria collettiva gli esiti nefasti della guerra d’indipendenza turca che vide contrapposti i due paesi tra il maggio del 1919 e l’ottobre del 1922, in seguito alla quale l’esercito turco, guidato da Kemal Atatürk che, sulla dissoluzione dell’Impero ottomano aveva fondato la Repubblica Turca, sconfisse quello greco con la conquista di territori, che erano stati greci per oltre tremila anni. Smirne fu data alle fiamme, più di un milione di greci cacciati dall’Anatolia, violenze di ogni genere, morti ammazzati, stupri comportarono fughe, esili, fame, malattie, fino allo scambio di popolazioni in seguito al quale, nel 1923, i greci dell’Anatolia andarono in Grecia e i turchi nella nuova Turchia. 

        Unica eccezione per i circa 400.000 greci di Costantinopoli/Istanbul, e delle isole di Imbro e Tenedo per i quali fu imposto il rispetto da parte del governo turco e lo stesso a quello greco per la minoranza turca. Si conosce abbastanza la storia dei greci del Ponto, ma si è parlato molto poco di un pogrom di greci molto più recente, quello di Istanbul del 5 e 6 settembre 1955, in seguito al quale molti greci furono costretti a fuggire per trovare rifugio nella madre patria greca. 

        Di questi avvenimenti parla lo scrittore turco Kemal Yilmaz in “Elefteria di Istanbul”. La storia inizia con Magnolia che piange la morte della madre Elefteria. La donna ha trent’anni, non è sposata e non ha mai conosciuto il padre, ha vissuto in perfetta simbiosi con la vecchia madre della quale ricorda l’insanabile dolore per essere stata cacciata da casa ed aver vissuto da esule, ma sa poco dei motivi della fuga. Negli anni le aveva chiesto tante volte: “Perché non sei rimasta a Istanbul?”, la madre si era limitata a un racconto essenziale: la corsa al treno alla stazione di Sirkeci, senza bagagli e senza neppure il tempo di salutare amici e parenti. 

       Nel 1964 una seconda ondata di persecuzioni colpì la minoranza greca in Turchia a causa della situazione di Cipro: “Il governo turco aveva emanato un decreto per tutti i greci di Istanbul: in cambio di quattro soldi avevano l’ordine di lasciare il paese entro quarantotto ore”. 

       L’autore si ferma a ragionare su questi fatti e sul motivo del silenzio nelle vittime: “Al loro arrivo si erano disperse, avevano fatto passare gli anni senza rivedersi, forse per non ricordare il buio di quei terribili giorni”. Quanto terribili siano stati quei tempi lo capiremo nei capitoli finali. 

      Intanto Magnolia rovistando e sistemando le cose lasciate dalla madre trova un diario ed una lettera a lei indirizzata, è scritta in turco, lingua che non conosce e per la quale ricorre all’aiuto di Celena, esule come la madre, che la conforta nella perdita e traduce per lei quelle pagine “da aprire dopo la morte”. 

      Comincia da qui un’abile costruzione narrativa che via via farà crescere la suspense attorno a quella lettera, il lettore resterà all’oscuro del contenuto ma assisterà al turbamento emotivo di Magnolia che ne sarà sconvolta, non sarà più la stessa, si chiuderà in una profonda depressione per guarire dalla quale tornerà a Istanbul. 

      Magnolia ed il lettore apprenderanno lì i fatti terribili di quei fatidici giorni del 1955, nei quali il governo dittatoriale di Adnan Menderes, leader del Partito Democratico, chiuse la polizia nelle caserme per permettere ai facinorosi dell’Associazione “Cipro è turca” di imputare ai greci l’incendio alla casa natale di Atatürk a Salonicco e giustificare così la violenta reazione nei loro confronti con case, negozi e chiuse incendiate (ben 78 saranno le chiese greco-ortodosse di Istanbul incendiate), decine di donne violentate, spari, morti, fino a costringerli alla fuga. 

       Ma non sarà, quella, la sola verità che Magnolia apprenderà. Ce ne sarà un’altra, che la interessa personalmente e che le farà capire quanto la tragedia di un intero popolo colpisca la vita personale, intima, non solo delle persone che la vivono, ma inevitabilmente anche il destino di persone come lei venute al mondo dopo. Molto interessante e consigliato.

ELEFTERIA DI ISTANBUL di KEMAL YILMAZ. FRANCESCO BRIOSCHI EDITORE

Nessun commento: