di Marigabri
Come si sopravvive al dolore?
Da questa domanda fondamentale parte la ricerca letteraria di Michele Ruol che in questo racconto intenso e doloroso non cerca risposte ma descrive situazioni, rievoca a poco a poco memorie, mostra istantanee di un presente estraniato, a partire da un elenco di oggetti di uso quotidiano. Perché il mondo inanimato che circonda il buco nero del lutto rimane identico a se stesso. Lo tsunami che ha abbattuto le persone di Madre e Padre non ha nemmeno sfiorato la foto sul comodino, il telefono fisso, la mensola, il pentolino, il tappeto, il cavatappi…
E così si addensano memorie nelle cose che additano il vuoto del lutto con il loro silenzio e la loro pura e innocua presenza.
Le cose rimangono le stesse ma nel frattempo l’ombra di un dolore inconsolabile ne ha sfregiato per sempre l’imperturbabilità.
Le cose non sono più contorno neutrale al servizio di chi se ne serve. Sono segni incancellabili, simulacri di un viaggio senza speranza e senza ritorno.
Che cosa resta dopo la devastazione? Quali emozioni, domande, tormenti susciteranno quegli oggetti inanimati che hanno perduto ormai la loro innocenza?
Con stile asciutto e scrittura che attinge inchiostro dagli abissi questo libro ce lo racconta, e l’originalità non è il suo unico pregio.
Premio Giuseppe Berto 2024.
Meritatissimo.
Michele Ruol. Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia. Terrarossa edizioni
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