17 gennaio 2016

"Non è che l'inizio" di Gianni Quilici



Zeta, nikon a tracolla, mentre scende le scale
lettera di Fortunata Romeo

 Caro Gianni,
                       leggere il tuo libro, è stato sommare immaginazione ad immaginazione.
L’immagine di te, amico virtuale, e l’immagine di te che in qualche modo scaturisce dal tuo testo.
Strani modi di conoscersi anticipando l’altro nella nostra fantasia.

Veniamo al libro… dico che ne ho tratto spunti per costruire un’immagine di te perché, pur non conoscendoti di persona, mi pare che molto materiale sia autobiografico… lo si capisce sia dalle passioni del protagonista, foto, politica e bicicletta, di cui spesso parli nei tuoi post su Facebook, ma ancor di più lo si percepisce dal tono del raccontare , diaristico e legato ad un punto di vista in prima persona dove intuisco vissuti personali, anche se tu avverti di non cadere nell’errore di identificare autore e protagonista…

Il libro mi è piaciuto … è vivo , avvincente proprio perché trasuda passione per la vita.
Prevale un senso eroico, epico dell’esistenza. La ricerca di un orizzonte , di un oltre , di un senso.
Una ricerca ineludibile, sofferta, vissuta prima di tutto fisicamente. Una ricerca che parte dalle sensazioni osservate.

Il corpo è centrale nel libro. La mente osserva e cerca di cogliere,  di fissare attraverso la scrittura e i taccuini d’appunti che d’urgenza sono chiamati a testimoni, ma è il corpo che si impone.
“ Ho una penna ? Sì, ce l’ho! Avrei bisogno di un foglio. Voglio scrivere. Voglio cogliermi ora, qui”
 in questa frase c’è il sapore del libro, quella necessità di osservare se stessi , cogliersi, non restare evanescenti.

Il senso non può prescindere dalla carnalità, non può essere puramente intellettuale, è la carne che dà corpo alle passioni, che siano erotiche o politiche… La fame del corpo s’intreccia  e riflette quella dell’anima. Una smania di cogliere la pienezza,  ma anche un’ irrequietezza da colmare bulimicamente con sensazioni, sesso, corse, libri, cibo…

Si coglie la difficoltà di vivere la normalità, il lavoro di insegnante, la politica, lo stare nel mondo.
Ti sono grata di aver espresso questa tensione in cui è stato facile rispecchiarmi , di aver avuto il coraggio di proporre un personaggio che non si accontenta delle piccole cose, un personaggio esuberante, acceso, inquieto,  contradditorio, vitale.

Le donne gli fanno da contorno, quasi senza una vita autonoma. Solo Eloisa a tratti acquista contorni suoi propri.

Le vicende erotiche perdono però di interesse, man mano che il libro va avanti, per una certa tendenza che ho notato a giustapporre i fatti, gli incontri in questo caso, senza una dinamica che tenga alta la tensione. Nella vicenda politica, in quella dell’insegnante e nella storia con Eloisa invece, hai saputo creare uno svolgersi dei fatti che mantiene alto l’interesse.

Un’ultima nota sullo stile, asciutto, essenziale, con frasi brevissime che segnano il ritmo incalzante.
Avrei tagliato anche con più incisività, l’avrei fatto ancora più secco tagliando qualche periodo un po’ troppo elaborato, ma nel complesso trovo la tua scrittura viva nelle sue piccole imperfezioni, interessante.

Un uomo vivo che scrive di un uomo vivo.
Mi accorgo che le parole vivo, vita, ricorrono spesso in questo mia lettera, non saprei trovarne altre di più azzeccate per parlare del tuo testo.
E se un testo vive vuol dire che ha un senso averlo scritto.
E…non è che l’inizio..

Grazie
            Fortunata

Gianni Quilici. Non è che l’inizio. Tra le righe libri. Euro 13,00.




Nessun commento: