23 settembre 2012

"L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Milan Kundera


di Mirta Vignatti

Ho sentito il bisogno di rileggere -e dopo più di vent'anni- “L'insostenibile leggerezza dell'essere” di Milan Kundera. Di solito le riletture non sono il mio forte: soltanto due libri in questi ultimi anni, “Manuale di pittura e calligrafia” di Saramago (ormai consumato, sottolineato e interiorizzato al 100%) e “Racconti con figure” di Tabucchi. Entrambi hanno a che fare con la mia attività principale, che è la pittura, così come -per estensione e in minimissima parte- anche il capolavoro di Kundera “L'insostenibile leggerezza dell'essere”. 

Certo, il bello delle riletture è che si scoprono sempre cose nuove, si scoprono insospettabili tracce di intertestualità con altri libri, si vivono nuove sensazioni.

 Del libro di Kundera non posso che confermare la grandezza dell'impianto narrativo concepito dall'autore, con quella avvincente e -a suo tempo- innovativa commistione di romanzesco, dimensione aforistica, riflessioni filosofiche, intuizioni letterarie (pesantezza/leggerezza, su cui avrebbe in seguito avuto molto da scrivere Calvino nelle sue “Lezioni americane”), strati linguistico-freudiani (il “fiume semantico”), memoria e testimonianza storica (Dubcek e la primavera di Praga, la dissidenza e la repressione sovietica).

 Per certi versi il libro mi ha fatto pensare a “Il gioco del mondo” o più ancora a “El libro de Manuel” del mio Cortàzar

Credo che “L'insostenibile leggerezza dell'essere” possa essere annoverato tra quei libri fondamentali che non dovrebbero mai mancare nelle nostre librerie, appunto perchè si presta a ripetute riletture, anche parziali. E sempre di Kundera, mi riservo di leggere “Lo scherzo”, considerato dal mio maitre à penser Pietro Citati “uno dei pochissimi grandi libri degli ultimi 40 anni”. 

Tornando al capolavoro testè riletto, Kundera ci presenta due coppie -Tomàs e Tereza, Franz e Sabina) analizzate nei loro comportamenti, sentimenti, pensieri e retropensieri da un io-narrante che li osserva e li interpreta. 

Più che personaggi romanzeschi, sono specimen, attori che agiscono nel teatrino della vita (e in quel contesto particolare della Praga invasa dai carri armati sovietici), animati e/o condizionati da casualità, ricorrenze, simmetrie, sogni, privazione delle libertà individuali, cedimenti verso una sessualità compensativa non omologata. Sono coppie emblematiche che corrono drammaticamente incontro al loro destino e che servono all'autore per proporre una sua analisi politico-sociale esistenziale. I periodi storici sono mutati, ma la testimonianza civile di Kundera si pone in questo romanzo come denuncia sempre attuale nei confronti dei regimi ottusamente repressivi di ogni tempo e di ogni luogo.

Milan Kundera. L'insostenibile leggerezza dell'essere. Adelphi. 

Nessun commento: