13 febbraio 2014

"Venice, you and me..." di Eva Scatena



Venezia. Per la seconda volta mi torna in mente pensandoci. Dobbiamo venirci  più spesso - sorrido. Un angolo di magia e un angolo di fogna pieno di giappo con la nikon - adesso è digitale ma sempre Nikon - al collo. E gli americani obesi con il bollino msc sulla camicia a fiori, i russi che parlano a voce troppo alta non lo capiscono che questo posto ha un tempo tutto suo, un ritmo tutto suo, fatto di silenzio e cantilena.  E sempre più qui è una fogna di turistame, di gente che pare autistica, non ha più il senso dello spazio e del corpo e si ferma in mezzo a far la foto e chi è intorno non esiste.
Ma noi ci arriveremo un giorno, turistame o non turistame. In questa fogna miliardaria fatta di qualcosa che o lo senti o non lo senti, c’è poco da far foto, poco da comprar mascherine, questo è un mondo e c’è da stare bene attenti alle cose piccole per capirlo fuori dalle rotte  delle guide. 
Un mondo che fa anche incazzare per carità, che qui non si sbrigano mai e c’è sempre da aspettare, neanche in Africa, ma qui ci si muove a piedi, qui ci si saluta, qui il tempo è dilatato e siamo noi a sbagliare, noi che sotto i piedi abbiamo terra e non acqua e che corriamo per andare dove?
E guarda quel gondoliere come voga, guarda il remo, guarda che sembra stia dipingendo e ha un metro per parte di distanza dal muro, questo è equilibrismo a remi, questa è arte, riesci a vederlo? Chissà se la gente lo capisce quanto è difficile portare una barca grande come quella gondola mentre si bacia o fa foto sotto a Rialto.
Ci arriveremo un giorno qui, poco importa se è una follia, se questo è un punto morto. E vieni che ti faccio vedere questo pezzo di fine  di mondo che lo so che non ci sei mai stato  per davvero. Guarda solo la luce delle poche finestre accese e  senti il vento che porta l’odore del mare, in questo pezzo di mondo che sembra fatto solo dei fili per la biancheria e del rumore delle onde che fa batter le barche sull’acqua, di questa marea che adesso è così alta che quasi la tocchi con i piedi. Un limbo, un passaggio che non sai più dove sei questa notte. E non c’è un altrove che sia tanto casa come qui, stasera, con questo bicchiere di vino in una mano e questa polpetta nell’altra.
Stasera faremo l'amore guardando la Laguna, con l'acqua nelle orecchie e l'odore di legno ammuffito nel naso: non ci resta che riconoscerci  col tatto.
Che bella esperienza!
Niente foto please.
Solo sensazioni.
11 febbraio 2014 alle ore 17.40