11 dicembre 2016

"Chicco di naso" di Claudio Orsi



di Gianni Quilici

E’ un romanzo storico. Di una storia tuttavia recente. Siamo nel 1960, quando in Italia  è ancora l’agricoltura l’attività produttiva dominante, ma dove si presentano i primi segni di ciò che sarà definito il boom economico; e quando iniziano, dopo la ricostruzione, le prime proteste  e manifestazioni operaie e di massa, qui nel romanzo esemplificate dal corteo del 25 aprile.

E’ una rivisitazione storica di una zona specifica ( la palude bonificata di Coltano nel pisano), dove, sul finire degli anni ’50 si erano insediate oltre cento famiglie provenienti soprattutto dalle provincie di Padova, Treviso e Verona.

E’ un romanzo collettivo.  Non c’è un personaggio intorno a cui ruoti la vicenda; ci sono alcune famiglie, tra cui, una  avrà più spazio e intensità analitica delle altre.

Ed è un romanzo che si legge con piacere, perché Claudio Orsi, al suo esordio, padroneggia la materia,  la conosce nei molteplici dettagli, le infonde espressività, la fa diventare intreccio, anche “giallo”, con un montaggio calibrato e una scrittura ariosa.

Chicco di naso si legge, quindi, con il piacere di scoprire “che cosa succederà”,  anche per un’altra ragione più penetrante. I personaggi, infatti, sono “scolpiti” nelle loro psicologie popolari e nell’immediatezza dei dialetti lucchesi e veneti resi con grande efficacia narrativa.

Claudio Orsi, infatti, riesce da un lato a scomparire come scrittore e a calarsi nei panni dei tanti personaggi che costellano il romanzo; dall’altro, come autore, organizza sapientemente la storia per capitoli, disvela progressivamente il  mistero del delitto, e approfondisce  i protagonisti e, in certi casi,  interviene, sia pure indirettamente.

Il romanzo, infatti, inizia come, in un film, con un preambolo:  l’assassinio di Liliana, bella, facile e ambiziosa, che verrà scoperto successivamente  e termina con un colpo di scena: l’assassino che si confessa non davanti ad un detective o a un tribunale, ma, per scelta dell’autore, a noi lettori.

Spiccano tra i tanti personaggi coloro che compongono la famiglia di Franco, l’unico, tra gli adulti, con un senso morale alto della convivenza umana, disponibile e generoso, comunista e partecipe di ciò che si sta muovendo in Italia. Con lui il nonno Elia, depositario della cultura contadina, e soprattutto il giovanissimo Vincenzo,  che rifiuta di raccogliere l’eredità contadina del nonno, perché, senza saperlo, intuisce il mutamento dei tempi. Il romanzo si chiude, infatti, così. “E il ’68 ormai erano alle porte”, lasciando trapelare la possibilità di una continuazione.  

Claudio Orsi. Chicco di naso. Aletti editore. Euro 12,00   


1 commento:

mara m.b. ha detto...

Una bella storia che si legge tutta d'un fiato. Molto avvincente il racconto del colpevole.