08 gennaio 2013

"La morte di Socrate" di Friedrich Dürrenmatt.



di Gianni Quilici

Un racconto ambizioso: smitizzare due grandi protagonisti del pensiero occidentale e non solo: Socrate e Platone. Dürrenmatt, infatti, capovolge e deforma la morte di Socrate (e il rapporto con Platone) così come Platone la racconta in tre celebri opere: Apologia di Socrate, Critone, Fedone.

Platone viene presentato, infatti,  come un aristocratico rigido e pomposo, avido di popolarità e geloso di Socrate. Socrate, invece, come un tipo eccentrico, grasso e brutto, ma molto popolare, un  beone geniale, che non manca a un solo banchetto, ma che ha il vizio di rubacchiare qua e là monili e statuette con cui rimpingua la bottega di antiquariato della moglie, la bionda Santippe, donna pratica e generosa. Da qui l’idea di Platone: sfruttare la situazione, ricattare Socrate,  offrendogli denaro in cambio dei dialoghi che solitamente getta al vento….
 Un racconto che vorrebbe essere divertito e cattivo, parodistico e brillante, è, a mio parere invece, un’occasione mancata. Un racconto inutile.
Per una ragione banale: per fare della parodia occorre essere all’altezza dei personaggi trattati.  Ora di Socrate sappiamo soprattutto ciò che di lui scrive Platone, ma di Platone attraverso le sue opere conosciamo il pensiero mobile  e arioso, problematico e aperto e soprattutto complesso con, in più, una grande capacità di vivezza narrativa, rarissima tra i grandi filosofi. Qui non c’è niente, neppure in negativo, di tutto questo. Sono così conformisticamente quotidiani Platone e Socrate da non suscitare alcun interesse.

Friedrich Dürrenmatt. La morte di Socrate. Marcos Y Marcos



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