16 marzo 2026

"Sinfonia dei morti" di Abbas Maroufi


 

 di Giulietta Isola

“Una persona finché non legge delle storie non può capire il senso della vita”

Sull’Iran, paese che amo molto e che ho visitato spesso, ho letto e scritto molto. Dai grandi classici ai contemporanei, dalle poesie ricche e vibranti di Rumi e Hafez a quelle segnate da temi di amore, libertà, critica sociale e identità di Forugh Farrokhzad .Tante le voci che riflettono le tensioni politiche e sociali, come quelle emerse nelle proteste per la libertà e contro la censura, usando metafore potenti per esprimere speranza e resistenza. Oggi le strade del Paese sono piene di persone che protestano spesso a rischio della vita, leggerne e parlarne è un modo , seppur piccolo e ininfluente, per partecipare.

Le voci di donne e uomini si alternano come in una sinfonia per testimoniare le loro esistenze fra dolori e gioie. Sono loro ad animare le pagine dello straordinario romanzo di Maroufi rivelando la forza e la bellezza della poesia e la sua capacita di catturare i significati essenziali.. Siamo a Ardabil, nel nord dell’Iran, neve e ghiaccio riempiono le strade, in questo paesaggio dove cielo e terra hanno lo stesso colore, si muove Urhan Urkhani, il fratello del poeta Aidin che come Caino è intenzionato a uccidere. Nella narrazione presente e passato si rincorrono e si rivelano le anime sensibili della sorella Aida, di Sormeh e il dolore urlato e silenzioso della madre. 

Siamo nel 1982, sulle pagine dei giornali riecheggia un fatto cruento di cronaca nera: un fratello uccide il fratello per trentaquattro toman. Abbas Maroufi pubblica il romanzo nel 1989 ispirandosi a questo fatto. Libro osteggiato, censurato e poi divenuto uno dei più importanti dell’Iran postrivoluzionario. Due anni dopo la pubblicazione Maroufi è vittima di una campagna denigratoria che lo vede accusato di offesa alla religione, al clero e alla guida suprema e viene condannato a morte. Per un evento fortuito, il fatto che il futuro ottavo presidente dell’Iran avesse trovato il suo libro fra quelli di un influente religioso, il suo caso viene trasferito alla corte che si occupa degli organi di stampa e viene assolto. Ma il giro di vite contro gli intellettuali continua e nel 1996. Maroufi viene condannato ora a due anni di carcere, alla fustigazione e i suoi libri vengono messi al bando. In seguito egli si trasferirà a Berlino con la famiglia e qui nel 2003 inaugurerà la Casa delle arti e della letteratura Hedayat che diventa un punto di riferimento per tutti gli intellettuali e scrittori iraniani in esilio. 

Nel Corano la storia di Caino e Abele, nel libro dei Re di Ferdusi quella di Rostam e Shaghad rappresentano l’archetipo del fratricidio ben presente nella cultura persiana , Maroufi lo rilegge in chiave moderna per farci comprendere la realtà dell’Iran nei momenti cruciali del Novecento, dalla rivoluzione costituzionale al colpo di stato contro Mossadeq fino alla Rivoluzione del 1979. L’autore utilizza un linguaggio sperimentale che paga debito alla sua conoscenza della letteratura sudamericana dove il reale si mescola e si unisce al sogno e alla magia. 

Il libro ci fa comprendere attraverso le figure del poliziotto Ayaz, ma anche di quella di Urhan e del padre Jaber, l’ambiente conservatore e tradizionalista dell’Iran che vuole impedire ai giovani il desiderio di libertà e modernità. Il giovane Aidin lotta per i suoi sogni, gli bruciano i suoi libri e lui lavora in condizioni difficili per poterli riacquistare.

 Lettura non sempre facile per la sovrapposizione dei piani temporali, l’alternarsi di racconti in prima e terza persona, lo scambio di voci rischiano di far perdere il filo del racconto. La trama costruita in cinque movimenti è una polifonia di flussi di coscienza e narrazioni , l’oggi diventa ieri, il reale diventa immaginario, delirio, sogno, parole e eventi, i ricordi dolorosi e le perdite risultano difficili da elaborare per i protagonisti ma alla fine tutto di ricompone per mostrarci il declino di una famiglia fra i colori e i sapori di un Iran, di ieri e di oggi.

Urhan si concentrò ad ascoltare il silenzio della neve. Non sapeva cosa sarebbe successo. Non sapeva se alla fine avrebbe trovato Aidin. Era sicuro che fosse vivo, e adesso che aveva preso la decisione definitiva, aveva intenzione di andare fino in fondo. Avrebbe sbrigato la faccenda, così senza il pensiero di Aidin avrebbe potuto occuparsi delle proprie miserie. Poteva facilmente legarlo e abbandonarlo da qualche parte in mezzo alla neve, senza che ci fosse bisogno di strangolarlo, versare sangue, o picchiarlo. Poteva legarlo alla porta della stalla. O anche spingerlo giù da una roccia e farlo cadere nel lago Shurabi, così sarebbe annegato e passato in fretta a miglior vita...”.


SINFONIA DEI MORTI di ABBAS MAROUFI FRANCESCO BRIOSCHI EDITORE