17 febbraio 2025

"Il quoziente magico" di Lino Dini

 




Un libro amaro per tempi tristi e depressi

di Luciano Luciani

       Figura tra umoristica e tragica quella di Alberto Orsini, protagonista del terzo romanzo di Lino Dini, ennesima rielaborazione, aggiornata alla nostra contemporaneità, dell’inetto di tanta letteratura otto-novecentesca. Assolutamente incapace di relazionarsi empaticamente agli altri – moglie, figli, la vecchia madre, i colleghi di lavoro, una bambina decenne che soffre di autismo affidatagli dai servizi sociali – il Nostro non è quasi mai in grado di riconoscere le emozioni degli altri e non fa nulla per comprenderne punti di vista, pensieri, sentimenti emozioni… Autocentrato e  autoreferenziale oscilla tra depressione e una pericolosa mancanza di senso del limite: dei propri limiti E procederebbe così ad libitum se la realtà non gli presentasse i conti: quelli veri , quelli duri e taglienti delle rate del mutuo non pagate, delle multe e delle bollette non saldate, degli affitti perennemente inevasi…-

      Un uomo senza qualità e con parecchi difetti, Alberto: incapace di rigore e di una qualsivoglia disciplina nel suo lavoro di enologo nelle terre piemontesi del vino, dissipa la propria intelligenza e le possibilità di una brillante vita professionale in un incontrollabile mix di sciatteria, negligenza e disordine materiale e morale. Mentre viene meno l’atmosfera di simpatia e benevolenza che sempre l’aveva accompagnato e protetto, ne deriva l’irrimediabile rovina del ménage familiare: moglie e figli lo lasciano solo e Alberto conosce il progressivo restringersi della sua trama di relazioni amicali. Perché, si sa, gli amici sono come gli ombrelli e i taxi: quando servono non sono mai a portata di mano…  

       Un perfetto eroe del nostro tempo egoista, individualista e malmostoso, un dilapidatore seriale delle proprie modeste risorse e, se del caso, anche di quelle degli altri, Alberto vive, anzi pretende di vivere, ben al di sopra dei propri mezzi secondo uno stile di vita abbiente e agiato che ritiene gli sia necessariamente dovuto… Però è privo delle doti indispensabili alla posizione sociale apicale che intenderebbe ricoprire:  poco brillante dal punto di vista culturale non fa nulla per migliorarsi, non è intraprendente, né tenace, né determinato. Si reputa perennemente in credito e, per parte sua, sembra che nulla debba agli altri. Si auto-inganna di essere quello che non è, fino a quando, rovinosamente, tutti e tutti insieme, i suoi nodi, caratteriali ed esistenziali vengono al pettine e il Nostro precipita progressivamente in un universo che gli è sconosciuto: quello della precarietà e della fragilità economica, sociale, emotiva… 

      Quello della solitudine. Un romanzo amarissimo questo Il quoziente magico, Tralerighe Libri, 2024, di Lino Dini che mette a fuoco con spietata precisione un tipo umano diffuso nella nostra società assai più di quanto comunemente si creda: annidato tra le pieghe di stili di vita all’apparenza sereni, tra immagini di famiglie felici, nel racconto di professioni ben avviate e altrettanto remunerate, in comportamenti sani a prima vista ma che incubano, senza darlo a vedere, malattia nevrotica e disordine mentale.

 Lucchese, laureato in architettura a Firenze, Lino Dini si occupa di progetti per una numerosa committenza privata e pubblica, l’ultimo dei quali editato nel 2023 da Pacini Fazzi Editore, La Cattedrale di San Martino. Cantiere di restauro e conoscenza. È autore anche di due romanzi storici: Svisceratissimi e sens’esempio. La storia d’arte e d’amore tra Giovanni Coli e Filippo Gherardi, pittori lucchesi nell’Italia del Seicento, edito per la Faust Edizioni, Ferrara 2019, - ripubblicato nel 2024 per le Edizioni Efesto di Roma - e nel 2022, per Calibano Editore Milano, Il nome di Kaiser.

Lino Dini, Il quoziente magico, Tralerighe Libri editore, Lucca, settembre 2024, pp. 267, Euro 20,00

14 febbraio 2025

" Chiudo la porta e urlo" di Paolo Nori

 


di Marigabri

Siccome Paolo Nori scrive come parla è senz’altro bello leggerlo, ma ancor più bello è ascoltarlo, quando racconta i suoi testi con quella naturalezza, quella cadenza emiliana, e più precisamente parmigiana, ammaliandoci con guizzi creativi, digressioni infinite, e soprattutto con il suo incondizionato amore per la letteratura. Non tutta, quella che piace a lui, quella che lo appassiona (gli scrittori russi in primis).

Qui è alle prese con un’altra biografia: dopo gli amati Dostoevskij e Achmatova, ecco l’altrettanto amato poeta romagnolo, perlopiù ignorato, Raffaello Baldini. Anche se, e conoscendo un pochino Nori lo sappiamo, i suoi non sono ritratti in forma classica. Le sue biografie sono sempre, anche, autobiografie.

E infatti:

“Parlo, di Raffaello Baldini, ma parlo anche di me, e della mia vita, e dei miei genitori, e di mia figlia, e della mamma di mia figlia e anche di mia nonna Carmela.”

La sorprendente forma ibrida che caratterizza lo stile dell’autore ogni volta ci sorprende, ci diverte, ci entusiasma, anche un po’ ci immalinconisce, e certo ci fa pensare.

Di Raffaello Baldini, poeta che scrive in dialetto e poi traduce se stesso in un italiano mirabile conosciamo frammenti di vita, stralci di scrittura, aneddoti.

La grandezza di Baldini, la grandezza della letteratura grande, in genere, secondo Paolo Nori è che questi autori
«fanno vedere le cose che sono in casa mia, che mi circondano, come se le vedessi per la prima volta, non rendono visibile l’invisibile, rendono visibile il visibile».

Geniale. (E penso a Wislawa Szymborska, per esempio).

Perché, in fin dei conti, la letteratura ha poco a che vedere con la ragione. Come disse Josif Brodskij il compito dell’intellettuale è quello di scrivere delle cose belle. Punto.

E, ne sono certa, è la bellezza che salverà il mondo.

Paolo Nori. Chiudo la porta e urlo. Mondadori

 

12 febbraio 2025

“Zeitgeist. Lo spirito del tempo” di Valeria Conca

 



di Marisa Cecchetti

Dal 2 novembre al 31 dicembre del 1931 si sviluppa la storia che Valeria Conca ambienta nel cuore di Berlino, un giallo storico, secondo di un progetto di trilogia di cui Frammenti d’oblio, Tralerighe editore 2023, è stato il primo volume.

Else è ancora la protagonista, la giovane reporter che lavora presso la redazione dell’Echtes Berlin, alloggia presso la vedova di guerra Frau Paula Denker, è amica di Jan e legata sentimentalmente al collega Franz, giovane benestante azionario dell’Echtes Berlin.

Sempre alla ricerca della verità, instancabile, coraggiosa fino al massimo dell’imprudenza, fantasiosa nell’individuare le strategie, Else si trova a indagare sulla morte di un operario, tale Anton Lenz, uscito di fretta dalla fabbrica automobilistica in cui lavorava, con una valigetta in mano, e colpito in pieno da un’auto. Il colloquio con un altro operaio, tale Liebgott, alimenta il dubbio che non sia stato un incidente: che cosa conteneva la valigetta? A chi doveva consegnarla? Dove è sparita?

La Germania era tenuta a rispettare il trattato di Versailles del 1919, secondo cui doveva ripagare pesanti debiti di guerra e osservare il disarmo. Il crollo di Wall Street del 2029 aveva inciso pesantemente sulla economia già fragile del paese, facendo impennare l’inflazione e diffondendo miseria e malcontento; le strade erano invase fin dall’alba da ombre di disperati in cerca di lavoro: “Apparivano all’alba e solevano aggirarsi incerte e sconsolate come spettri […], dozzine di disperati si accalcavano sui marciapiedi chiedendo a questo e a quello se avessero bisogno di qualche servigio. Qualsiasi, bastava che gli fruttasse qualche pfenning”. Purtroppo una “spensierata mondanità” di pochi si affiancava alla “dura quotidianità” della maggioranza. Due partiti stavano prendendo consensi, avversi tra loro, il partito comunista e il nazionalsocialista: la violenza cresceva nei gesti e nelle menti, il simbolo della svastica ne esprimeva il significato, gruppi di donne - le nuove donne tedesche che si definivano vere donne ariane – sbandieravano il motto bambini, cucina, chiesa, disapprovando quelle che sceglievano il lavoro mettendosi al pari degli uomini, Else compresa.

Else ha un passato difficile, doloroso, un fratello che ha portato nel corpo e nella testa le conseguenze della prima guerra mondiale, lei odia le armi e scongiura ogni possibile nuova guerra. Else si è fatta da sola, la libertà è la ricchezza a cui non rinuncerebbe mai, insieme alla ricerca della verità.

Anche questa volta i morti su cui indaga crescono di numero, sono tutti morti ammazzati, e la loro fine è strettamente legata a segreti progetti di riarmo portati avanti da fabbriche automobilistiche e siderurgiche, sostenuti da un “parlamentare conservatore, indipendente, coinvolto in operazioni di finanziamento illecito e riciclaggio”. La aiuta nella ricerca Franz e la affianca Jan, che lavora di notte come operatore di stampa all’Echtes Berlin, che le è molto affezionato, che insieme al lei vivrà situazioni di grande pericolo, fino a eclissarsi all’improvviso. Perché?

Se Else uscirà con un articolo verità sull’Echtes Berlin, allora non si sentirà più sicura, si sentirà osservata, del resto quella verità ha leso troppi interessi. Cercherà sicurezza accanto a Franz e momenti di tranquillità isolandosi da tutti per mettere a tacere i pensieri. Ma un fantasma popola i suoi sogni con inquietanti messaggi, è l’amica Margot che appartiene in modo drammatico al passato: “Gli uomini che ti circondano saranno la causa della tua fine”.

Per fortuna la vita le offre momenti di gioia, infatti il romanzo si chiude con un evento felice, lasciando tuttavia curiosità e domande che troveranno risposta nell’ultimo libro della trilogia.

 Valeria Conca, Zeitgeist. Lo spirito del tempo, Tralerighe Editore 2024, pag. 364.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

11 febbraio 2025

"Kaydara" di Amadou Hampaté Ba

 

 


 Il falso splendore dell’oro

di Giovanna Baldini

Kaydara di Amadou Hampaté Ba. Il libro racconta la storia di tre amici che affrontano un viaggio verso il “meraviglioso mondo” di Kaydara, “il lontano e vicinissimo” Kaydara.

È un viaggio iniziatico che incomincia con la discesa di una scala di nove gradini verso un mondo sotterraneo. Durante il percorso i tre uomini incontrano animali simbolici che parlano, fenomeni atmosferici straordinari, esseri magici che si manifestano all’improvviso…

Il mondo apparente nasconde la verità profonda della conoscenza che solo chi sarà in grado di leggerla potrà goderla con l’acquisizione della saggezza.

Come si vede scorrendo le pagine, il cammino è arduo e i tre amici, che nelle leggende africane rappresentano diversi tipi di eroi, affrontano gli ostacoli con risultati discordanti e difformi.

Il primo, Hammadi, è l’eroe; il secondo, Hamtoudo, il valoroso, il terzo, Dembourou, il fallito. Solo Hammadi giunge incolume alla fine del viaggio e può tornare a casa, grazie alla sua intelligenza e ai suoi principi morali. Mentre i due compagni, travolti dal desiderio di ricchezza, incautamente trovano la morte, sordi ai consigli ricevuti, Hammadi ha saputo vedere e ascoltare; è stato umile e rispettoso, ha imparato da un vecchio sporco, deforme, malato, ma saggio. E ha capito.

È il tesoro della conoscenza quello che conta, molto più importante dell’oro che luccica, che dà potere, ma porta alla rovina, come, appunto, è successo ai due scellerati, abbagliati da una facile scelta, che si presenta irrinunciabile, attraente, allettante.

Questa la morale di Kaydara, favola della tradizione fulbe del Mali.

Durante la lettura della novella tornano alla mente echi di lontane reminiscenze infantili.

Si nota subito come una simbologia legata ai numeri magici, 3, 7, 9, sia patrimonio della tradizione arcaica della storia dell’umanità. Così si dica anche per il dualismo bianco/nero; visibile/invisibile; apparente/nascosto.

Il viaggio iniziatico verso la ricerca di sé, infatti, è presente anche nelle fiabe della tradizione orale italiana.

Proponiamo alcune coincidenze.

In Kaydara  gli amici sono tre e si incontrano presso una pietra triangolare; nelle novelle italiane tre sono i fratelli che arrivano a un incrocio di tre strade e si dividono per andare a cercare fortuna. Durante il viaggio si incontrano ostacoli e pericoli di ogni specie e solo uno dei personaggi avrà la meglio, il più intelligente e il più buono. Nella nostra tradizione folclorica il lieto fine è assicurato come succede nella favola africana. Che, però, dà molto più spazio al significato filosofico dell’esistenza rispetto al nostro, il quale si limita a un “… e vissero felici e contenti.” Ovvero il protagonista e la figlia del re, il più delle volte, liberata dal sortilegio di un essere malvagio, convolati a giuste nozze!

Il libro, tradotto in italiano da Nike Morganti, è la versione in prosa trascritta da Amadou Hampaté Ba, narratore ed etnologo maliano, nato nei primi anni del secolo scorso e morto ad Abidjan nel 1991.

Appartenente a una nobile famiglia fulbe di religione islamica, viene istruito secondo la tradizione culturale del suo popolo. Dopo molti anni passati nell’amministrazione coloniale francese, intorno agli anni Settanta, dismesse tutte le cariche – fu anche membro del Consiglio esecutivo dell’Unesco – si dedica completamente alla creazione di un archivio storico-etnologico dell’Africa, raccogliendo soprattutto materiale in area subsahariana. Una inestimabile eredità spirituale di favole e canti popolari, tramandati oralmente da generazioni e da lui trascritti. Operazione straordinaria che ha salvato dall’oblio un immenso patrimonio della cultura africana.

Lettura appassionante sia perché rimanda ai modi narrativi dell’antico racconto orale, sia perché l’edizione contiene un ricco e interessante apparato di Note annesse a Kaydara e un capitolo con alcune Considerazioni di Amadou Hampaté Ba sul racconto Kaydara, che guidano in modo esauriente alla comprensione del testo.

Il libro è uscito in Italia nel 2007, però il suo contenuto, come quello di tutte le fiabe, non ha tempo e anche oggi fa riflettere il messaggio che manda Kaydara, “il lontano e vicinissimo” Kaydara.

 Amadou Hampaté Ba, Kaydara, ed. Ibis, 2007, pp. 142, euro 12,00.