05 settembre 2019

“Il tuffo” di Fernando Herráez



 nota di Gianni Quilici

Due elementi colpiscono in questo scatto del fotografo spagnolo Fernando Herráez. Due elementi, che nel loro contrasto si armonizzano, perché rendono la foto più complessa formalmente e nei suoi possibili sensi e, per chi la osserva con attenzione, forse indimenticabile.

Sulla sinistra vediamo un ragazzo colto sospeso nell’attimo in cui si tuffa, le mani protese verso l’impatto con l’oceano, le gambe ancora piegate dallo slancio ravvicinato.
Uno scatto realistico accentuato dal nero acceso dello scoglio, del ragazzo stesso e dell’amico che galleggia nell’acqua.
Sulla destra, invece, un’enorme nave naufragata, disastrata e abbandonata nello sfondo di una luce grigia nebbiosa, che dà un senso indefinito, onirico di sospensione del tempo, quasi metafisico.

Ecco che si incontrano da una parte l’atto presente,  realistico anche cromaticamente, del tuffo; dall’altra in contrasto l’immobilità di un tempo sempre uguale a se stesso e senza orizzonte.

Da qui si potrebbe filosofeggiare. Questo contrasto rafforza la foto, perché dà al tempo che scorre “l’essere vivo” nel tuffo, ma nello stesso tempo nel suo sfondo la “sua morte”. E viceversa. Che è il destino di ogni foto: rappresentare l’attimo, che subito muore.

Fernando Herráez. Castelo do Queijo, ueQQuePorto. 1978.

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