03 settembre 2009

"Tour Eiffel" foto di Marc Riboud


di Gianni Quilici



Mi ha sempre colpito questa foto di Marc Riboud, scattata nel 1953, tanto che ho fatto in modo di averla sempre sotto occhio. Per una serie di ragioni, che sottilmente convergono.

Innanzitutto l'aspetto plastico, con naturalezza, estetico. Il protagonista, infatti, si presenta, così sospeso, quasi come angelo terrestre, un danzatore più che un imbianchino, una mano che dipinge, l'altra che si appoggia e si tende, un piede rialzato, il volto imperturbabile con la sigaretta in bocca “non chalance”e il cappello elegante, a metà tra un Humphrey Bogart (l'atteggiamento) e un Buster Keaton (il corpo).

C'è poi il contesto geometrico che lo rinchiude: il triangolo della struttura di ferro della Tour, a sua volta formata da tanti triangolini e, a voler essere pignoli, perfino i triangoli dei bordi della foto ed anche, bellissimo, per la leggerezza che dà alla composizione, il triangolo che si forma con il piede rialzato all'indietro.

C'è infine la profondità vertiginosa: l'essere cioè l'uomo sospeso sul campo lunghissimo della metropoli nel contrasto vibrante tra il nero scuro-vicino ed il bianco sfumato lontano-lontanissimo dell'immagine.

Ecco che vengono a convergere straordinariamente incontrandosi imperturbabilità e vertigine, lavoro manuale ed estetica, leggerezza e solidità, geometria e profondità in una delle foto più indimenticabili di questo trascorso '900.

Marc Riboud. Painter Tour Eiffel, 1973.