12 agosto 2015

di Luciano Luciani

America2.0: tra musica e voglia di raccontare
Quante Stars and Stripes abbiamo nel nostro Dna?
Quanto cinema, musica, letteratura, fumetti made in Usa agiscono nel nostro immaginario e nei nostri stili di vita?


Almeno due generazioni, a dir poco, di europei venuti al mondo all'indomani del secondo conflitto mondiale hanno vissuto e vivono ancora emozioni e miti nati ed elaborati al di là dell'oceano: la loro straordinaria, formidabile pervasività ci ha resi tutti, chi più chi meno, se non figli almeno nipoti della Grande Nazione amata e odiata, desiderata e negata, imitata e contestata.

Giornalista e scrittore, l'italianissimo Fabio Cerbone (Lodi, 1975) di America, dei suoi valori e delle sue storie, è intriso fino alle midolla e ne utilizza con sapiente naturalezza convenzioni, codici e canoni. Così, in undici short stories spesso dure e  dai bordi lacerati e taglienti, collocate sugli scenari dell'America, irripetibile, degli anni Sessanta e Settanta, Cerbone ripropone il sentire diffuso, forse superficiale ma sincero e autentico, della generazione, generosa e sconfitta, che tentò l'assalto al cielo di farsi protagonista della storia e del mondo. Le pagine del suo America 2.0 Canzoni e racconti di una grande illusione, recentemente pubblicate dalla sempre attenta editrice Quarup, ci raccontano, infatti, di camionisti e reduci del Vietnam, di viaggi da costa a costa e di famiglie afroamericane alla ricerca di una faticosa dignità, di carceri disumane e motel tutti uguali. E poi storie di donne perdute e musicisti rock, di clandestini messicani e hippie on the road, di falliti in perenne tensione per una seconda occasione e di canzoni lanciate nella notte alla ricerca di orecchi e cuori attenti...

Sì, il filo conduttore di queste storie è la musica: quella che va da  Elvis a Bruce (passando per Tom Waits, Kris Kristofferson, John Prine...) quando gli States erano all'avanguardia nella ricerca, sempre attraverso la musica - ma non solo -, di un'identità generazionale: forse confusa nei suoi contorni, forse velleitaria, ma senz'altro pacifista, sensibile ai temi ecologici e alla giustizia sociale, insofferente a ogni forma e manifestazione di autorità, dal padre al professore, dal poliziotto al presidente degli Stati Uniti.

Le narrazioni di Cerbone, ognuna introdotta e attraversata dal verso di una canzone, sono organizzate nel Side one e Side two di un disco ideale in equilibrio tra le musiche interiori che ognuno di noi si porta dentro - la colonna sonora della nostra esistenza  - e il piacere ampio, disteso di raccontare vicende di uomini e donne, tempi e geografie insieme veri e favolosi, concreti e mitizzati: un'idea dell'America nutrita da un amore appassionato per la sua cultura e la sua musica. Per i suoi protagonisti, soprattutto: i più umili e indifesi, i meno fortunati, le vittime di quel sogno americano così spietato e così capace di tradire.

Fabio Cerbone, America 2.0 Canzoni e racconti di una grande illusione, Quarup, 2015, pp. 155, Euro 13,90

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