25 gennaio 2023

"In guerra per gloria" di Atticus Lish

 

di Giulietta Isola

"Se ami una persona sei pronto a cambiare per lei, sconfiggendo te stesso?”

        Siamo alla periferia di Boston ed il giovane Corey entra “in guerra per Gloria”, sua madre: si perde, si annulla, ne esce cambiato. 

      Atticus Lish, con una trama che sembra un ordigno letale in attesa di esplodere, racconta di personaggi ai margini e innocenza calpestata ,del rapporto fra una donna che si ammala di sclerosi laterale amiotrofica e suo figlio che rinuncia a tutto per stargli accanto. 

        Gloria è una donna irrisolta, voleva diventare scrittrice ed ha composto solo pensieri sparsi, ha frequentato donne e uomini, ma ha finito per avere un figlio da Leonard, l’uomo peggiore che abbia frequentato. E’ un padre di facciata , si sforza di apparire ciò che non è: non è laureato in fisica, non è un poliziotto, non si chiama nemmeno Goltz ma Agoglia. E’ un classico maschio frustato, disprezza gli obbiettivi che non ha saputo raggiungere, si sente incompreso, ammira i criminali, maltratta i più deboli a cominciare dalle donne , Gloria per prima. Più lei si indebolisce, più lui si accanisce, torna nella sua vita solo per farle ancora più male e per scatenare la rabbia del figlio verso questo “padre a contratto.” 

         La malattia di Gloria si rivela molto presto, la discesa è tanto inesorabile quanto struggente, la donna perde movimento, parola, pensiero in una sofferenza indescrivibile. L’autore sta all’esterno, non gli è facile percepire il dolore altrui, riesce a rendere quello del figlio indirettamente dedicandosi ad una cronaca spietata. 

       Corey è un insetto che sbatte nei muri, si sfoga in combattimenti di arti marziali miste e quando vince dedica alla madre il successo, perché è lei la vera lottatrice. Lish descrive con accuratezza i gironi infernali che la malattia costringe ad attraversare :la burocrazia sanitaria, la disponibilità a tempo degli affetti altrui, la solitudine. Gloria muore a tre quarti del romanzo , Corey riesce a sopravvivere ad una massiccia dose di violenza , rimane in piedi e si prepara alla vita portando con sé il meglio di quel che ha conosciuto e scartando il male, si lascia alle spalle il dolore, la rabbia, la delusione e l’irrazionalità perché una vita di rimpianti è una vita persa e una vita di rimorsi non è vita affatto. 

      Lish è elaborato e spesso inquietante, attira verso angoli oscuri e conosce solo due forme di liberazione: l’amore e il sacrificio, realizzato attraverso la dedizione e la rinuncia. Racconto viscerale e commovente di un ragazzo costretto a correre dall’adolescenza all’età adulta, un ragazzo che si è arruolato per andare incontro ad una guerra che niente sarà in confronto a quella che ha combattuto per sua madre. 

        Morale dobbiamo prepararci a cambiare per chi amiamo, speriamo solo di esserne capaci. Bello

IN GUERRA PER GLORIA di ATTICUS LISH RIZZOLI EDITORE

 

"Un inverno freddissimo" di Fausta Cialante

 

di Marigabri

“La soffitta cominciò a scricchiolare per il gran freddo sotto il peso che gravava sulle tegole, e poiché non era possibile tener accesa la stufa anche di notte, al mattino non solo si trovava posato sui davanzali un alto e morbido strato di neve fresca, anche i vetri ne erano incorniciati e nel loro mezzo s’incrostava il ghiaccio.”

       L’inverno del 1946/47 a Milano fu molto freddo. La guerra era appena finita e ovunque le macerie ne rammentavano il dolore individuale e la devastazione collettiva.

       Nel 1966 Fausta Cialente ne racconta l’amaro riverbero in un romanzo raffinato e polifonico che ruota intorno alla figura di una donna tenace e gentile, Camilla, che vediamo attrezzare al meglio una soffitta per accogliere e proteggere i suoi tre figli: la bellissima, scontrosa Alba, l’adolescente scrittrice in erba Lalla e il piccolo, affettuoso Guido, che osserva il mondo come fosse un teatro.

       L’ambiente destinato nelle intenzioni di Camilla a unire la sua famigliola accoglie anche l’introverso nipote musicista Arrigo, insieme alla leziosa moglie francese, nonché la giovane spaurita Regina, ora madre del neonato avuto da Nicola, il nipote morto da eroe nella lotta partigiana.

       Manca un marito e un padre, però. È l’uomo che durante la guerra li ha abbandonati tutti e di cui non vi è più traccia. Differenti sentimenti si agitano nel cuore di ciascuno di loro verso questa ferita.

       Personaggio chiave è il vicino di casa (forse l’unica figura maschile positiva): Enzo, tornato in Italia dall’Egitto con una misteriosa storia alle spalle che qui viene taciuta, ma che la scrittrice ha raccontato in un libro precedente.

      Come riesca Fausta Cialente a intrecciare le fila di un racconto tutto sommato semplice facendone un tessuto articolato e complesso, lo dobbiamo alla qualità della scrittura, che moltiplica i punti di vista e inanella le differenti situazioni in un quadro ampio e insieme dettagliato.

       La memoria, il lutto, il disincanto, le ferite della guerra e la difficoltà di ricostruire la propria vita nella pace, le aspirazioni segrete di ciascuno che cercano di uscire dal gelo per trovare una via di luce e di senso sono i temi prevalenti di un romanzo che ha il pregio di riportarci nell’umore di un tempo dimenticato, con uno sguardo amaro ma non privo di speranza.

       Alla fine del racconto la soffitta si spopola, le sorti di ciascuno si definiscono o sfumano, “tutto quel che doveva cadere era caduto, si era infranto quel ch’era destinato a infrangersi”; le prime avvisaglie della primavera dischiudono una promessa di vita incamminata verso l’incerto futuro.

Un inverno freddissimo. Fausta Cialante. Nottetempo

22 gennaio 2023

“B 7456” di Rosanna Valentina Lo Bello

 

 

Un uomo anziano con un viso smunto racconta una storia

Parla con voce flebile muovendo le minute sottili labbra ...

Da quella piccola bocca Il fiato si traduce in parole pesanti come enormi massi...

come lame taglienti...

Due occhi piccoli incavati ..

due fessure arrossate e inzuppate di lacrime ...

nello sguardo basso e fisso dei ricordi..

(Stamani mentre facevo colazione ho acceso la TV e un uomo anziano racconta la sua storia...)

Racconta del desiderio di un condannato a morte di voler rivedere per l'ultima volta sua sorella Lucia

Rischia moltissimo quando si avvicina al filo spinato e vede una sagoma che fa cenno di saluto con la mano

Era Lucia

irriconoscibile!!

Aveva lasciato una bellissima ragazza con lunghi capelli biondi e occhi azzurri brillanti dei suoi 17 anni e ora quella sagoma

di pelle e ossa

calva

con occhi spenti

che trascina il suo esile corpo dentro un pigiama a righe

è sua sorella!!!

(Stamani mentre facevo colazione ho acceso la TV e un uomo anziano racconta la sua storia...)

Si guardano

e si fanno dei gesti che indicano baci e abbracci

in silenzio si capiscono

dicendosi tutto

L'indomani alla stessa ora ritorna e la ritrova

Le lancia un panno bianco che avvolge una fetta di pane che sarebbe stata la sua razione di cibo giornaliero

Riesce a vedere il tentativo di sorridere da parte della sorella che gli rilancia il panno bianco

Lui lo apre e trova ben due fette di pane

Piange a dirotto dentro quel pane e quell'abbraccio immenso che le manda la sorella

L'indomani ritorna alla stessa ora e nello stesso punto ma non la trova

Ritorna all'appuntamento con il panno bianco e la sua fetta di pane per ancora tanti

e tanti altri giorni

ma non trova più la sorella.

(Stamani mentre facevo colazione ho acceso la TV e un uomo anziano racconta la sua storia..)

Io non ho terminato la colazione e in ginocchio ho continuato a guardare il racconto di questo grande uomo .

Un sopravvissuto.

Un'inevitabile rosso sangue pervade

Indicibile vergogna umana

Immenso amore e comprensione per i sopravvissuti

Mi chino

Chiniamoci

Tutti

 

" Con Sami

per non dimenticare" 

TG 5

16 gennaio 2023

“Il bambino che aspetta” foto di Bert Hardy

 


di Gianni Quilici

       Uno scatto che attira immediatamente e colpisce per quel sentimento protettivo nei confronti del bambino (o bambina che sia).

      Perché è piccolo, solo (nella foto almeno), grazioso, indifeso, poggiato ad un muro di un bianco sporco in contrasto con il vestito scuro e modesto,  gli occhi forse un po’ preoccupati, che guardano ciò che non vediamo e le mani posate all’altezza, diciamo, del cuore.

     Immaginiamo che Bert Hardy avesse escluso dall’inquadratura lo sfondo, lasciando soltanto muro e bambino. Sarebbe stato comunque uno scatto poetico, ma più povero. L’asfalto con il marciapiede bagnato, la linea di fuga delle case solide, plumbee, disuguali con tetti spioventi, il cielo di un color cenerino uniforme senza alcun orizzonte allargano lo spazio sociale e metaforico, soprattutto si armonizzano  all’immagine del fanciullo, tanto che si potrebbe presagire, andando oltre la foto e ideologizzandola,  che il fanciullo stia aspettando Godot. Che non ci saranno orizzonti di futuro.

 

Albert Hardy (1913-!995), meglio noto come Bert,  è stato un noto fotografo documentarista inglese, definito da molti critici come il narratore del popolo britannico, per averne raccontato tramite le sue immagini il periodo a cavallo della seconda guerra mondiale.