di Giulietta Isola
“In quel momento Lulù pensò a quanto sia complicata la ita per i figli dell’uomo, che cercano il perdono definitivo per quello che fanno, ma non perdonano mai sé stessi per quello che non hanno fatto. E poi c’era questa cosa che la tormentava da quando aveva memoria, questa riluttanza o forse incapacità degli uomini di dire una parola che ripara, la parola che aggiusta.”
Se mi tornassi questa sera accanto prende il titolo dal primo verso di una poesia molto famosa di Alfonso Gatto: A mio padre. L’inizio della prima parte riporta la prima strofa che contiene buona parte di questa storia.
Questo libro ed i suoi personaggi Giosuè, Nora, Lulù, Andreone mi hanno lasciato amaro in bocca e un senso di malessere nell’anima. La famiglia di Lulù è difficile: la madre afflitta da malanni psichici e psichiatrici, il padre è uomo energico ma segnato da fallimenti d’ideali, abbandoni, morti di amici, ostinazioni, un uomo che non sa gestire le emozioni, è arrabbiato, addolorato e triste. Lulù è al centro di questa terribile situazione schiacciata dal bisogno di adattamento, dalle mancate carezze dei genitori, dal bisogno di crescere in fretta: condannata a una vita senza speranza e senza amore. Lulù è legatissima alla famiglia fino ad annientarsi , si sottomette alla volontà del padre, va a studiare in città ciò che il padre ha scelto per lei, rinuncia al ragazzo per votarsi completamente al progetto di un “ignoto ideale”, una società utopica da costruirsi sulle rive del fiume del paese. Un progetto bislacco del padre che si scontrerà con la modernità e fallirà miseramente. La vita di Lulù arriva a una rottura per sovraccarico proprio in questo momento: quando dopo gli studi torna in paese e si trova a fronteggiare l’affondamento del progetto dell’Ignoto ideale e il peggioramento delle condizioni di salute della madre cui si trova a fare da badante.
La prima parte del romanzo è costituita da lettere che Giosuè invia alla figlia, affidandole a bottiglie nel fiume, in cui dimostra una lucida comprensione e una consapevolezza tardive alternate a pezzi di ricostruzione “storica” del loro rapporto e della vita di Lulù al paese, descrive gli attriti familiari, i fraintendimenti, il declinante richiudersi della madre nella malattia. Lulù non riesce più a vivere, lascia casa, padre e madre e si rifugia nella casa galleggiante di Andreone, anch’egli un disadattato che rimescola i suoi dispiacere e le fa scoprire sé stessa con una bontà trasognata, mai forzata , si immedesima in modo semplice nei suoi stati d’animo, riconoscendo in lei la vita. Il finale fa sperare, l’attesa si trasforma in azione e il tempo di nascondersi sta finendo per iniziare la vita. Carmen Pellegrino è scrittrice capace di coniugare contenuti e ricerca linguistica, forma e sostanza, parla di sentimenti e smuove emozioni, dolcezze e fastidi, ha grande capacità di analisi e di riflessione, è attenta ai dettagli e alla fragile complessità delle cose e della vita, è delicata. Un bel romanzo sull’inquietudine e sui riscatti che non devono necessariamente essere eclatanti e splendenti per accadere, a volte basta perdonare sé stessi per rimettersi sulla strada giusta.
“ Ho a cuore la perdita, le storie di ferite. Ho a cuore chi siede nel buio.”
SE MI TORNASSI QUESTA SERA ACCANTO di CARMEN PELLEGRINO GIUNTI EDITORE

