19 febbraio 2012

Silvana Sciortino e Merano Bernacchi: due libri di comunisti lucchesi




Luciano Luciani

Nell’arco di poco più di un anno – tra l’ottobre 2010 e questo febbraio 2012 – sono stati pubblicati due libri di memorie e di testimonianze su due dirigenti comunisti: Merano Bernacchi e Silvana Sciortino. Due esponenti locali del Pci, che, ricoprendo ruoli di direzione nel partito e di rappresentanti del Pci nelle istituzioni, pur dall’opposizione, hanno svolto un ruolo importante, significativo nelle vicende politiche e nella storia di Lucca e del suo territorio.

Si potrebbe pensare a un’inattesa fioritura di studi di storia contemporanea, frutto della iniziativa lungimirante di qualche istituto universitario o di qualcuna delle numerose Fondazioni che animano la vita culturale della città. Qualcuno, meno bendisposto e ancora vittima di qualche forma di anticomunismo maniacale, ammalato di dietrologia, potrebbe vedere dietro questi libri il tentativo dei comunisti di condurre un’operazione per conquistare l’egemonia sulla memoria locale, provando ad appropriarsi di un passato che li vide, allora, in minoranza e all’opposizione.

Niente di tutto questo. Avendo partecipato, in qualità di curatore alla elaborazione e realizzazione sia del primo libro, Merano Bernacchi. Una storia di buona politica. Passione e responsabilità, sia di questo secondo, Silvana Sciortino. Una comunista diversa a Lucca, mi permetto di deludere tanto quanti hanno visto in queste iniziative editoriali un’attenzione progettuale e organica alla storia del partito comunista, alle sue politiche e ai suoi protagonisti; quanto coloro che, ancora ossessionati dalla paura della bandiera rossa con falce e martello, temono chissà quali manovre politico/culturali “a posteriori”.

Dietro questi due libri, e in particolare dietro le pagine su Silvana Sciortino, c’è, innanzitutto, la volontà delle rispettive famiglie. Intenzionate a impedire che un clima culturale e politico radicalmente mutato rispetto a 20 anni fa possa portare a una deprecabile e dolorosa perdita di memoria nei riguardi di due figure diverse, ma entrambe di spessore, capaci e generose, ricche di competenze e di grande umanità.

Militanti, dirigenti politici a tempo pieno, di specchiata onestà, di un disinteresse così totale da risolversi talora nel danno per sé e per la propri famiglia. Politici credibili, autorevoli, apprezzate tanto dagli iscritti e dagli elettori della propria parte, quanto stimati dagli avversari politici. È tale il giudizio che emerge dalle pagine di queste pubblicazioni ed è bene che sia ribadito con forza in un tempo, il nostro, in cui, mai come ora, la politica e i suoi esponenti hanno toccato il fondo nella considerazione della gente e nel senso comune diffuso.

Questa è una delle lezioni forti, il messaggio che con più nettezza trapela da questo libro: un’idea alta e nobile della politica, come servizio per i cittadini tutti e segnatamente quelli economicamente e socialmente meno attrezzati, meno fortunati, più esposti. E bene hanno fatto le famiglie di Merano e Silvana a creare le condizioni perché quelle storie, quelle esperienze, quelle vicende di intelligenza, passione e sacrificio vedano la luce in maniera organizzata e sistematica e possano raggiungere un pubblico più vasto: di compagni, di amici, di cittadini, di ieri e di oggi.

Per me è stato motivo di grande onore, di grande gratificazione personale, essere stato chiamato a partecipare alla costruzione e alla elaborazione dell’uno e dell’altro libro. Uso il termine “costruzione” non a caso: perché le due pubblicazioni sono state costruite con i materiali forniti da molti amici e compagni di allora. I ricordi e le testimonianze di molti, di quanti hanno condiviso le vicende umane e politiche di questi nostri due compagni: i familiari, innanzitutto, poi gli amici e, soprattutto, i militanti di base e i dirigenti, a vari livelli, del partito comunista lucchese. Ma anche esponenti dei movimenti, dell’associazionismo, senza trascurare di dare la parola anche agli avversari politici di allora. Fornendo, poi, anche esempi significativi di testi di questi due dirigenti: articoli, comizi, interventi istituzionali.

È mia convinzione che gli storici a venire, quelli veri, quelli che lavorano in maniera metodica, sistematica, scientifica, e che si occuperanno della politica a Lucca negli anni Settanta e Ottanta faranno di sicuro meglio, ma non potranno prescindere da questi libri, da queste pagine.

Pagine che ci raccontano le passioni di quasi un ventennio di lotte politiche e sociali, rilette con gli occhi di chi c’era e che riescono a darci ancora il calore e il sentimento di un’epoca che è appena ieri e le cui ragioni ritroviamo in tanti fatti, problemi, modi irrisolti e contraddizioni dell’oggi.

Un aspetto, quest’ultimo, che i curatori hanno verificato nella “fatica” con cui questi libro, e soprattutto il secondo su Silvana Sciortino, si sono venuti via via definendo: alcune testimonianze sono emerse quasi con sofferenza; altre sono state rivisitate più e più volte; si è discusso su giudizi e su alcune parole e il loro significato, allora e oggi, quasi con scrupolo da filologi.

La vicenda di Silvana che faceva politica a Lucca, da dirigente, come comunista e come donna mi è parsa una storia non pacificata, non rasserenata, non rassicurante, ma ancora, e non poco, abrasiva. Questo libro la ripropone e, a mio parere, si tratta di una bella notizia.


Laura Di Simo, Luciano Luciani, Andrea Macchi (a cura di), Silvana Sciortino: Una comunista diversa a Lucca, Lucca 2012, pp. 148, sip


Luciano Luciani (a cura di), Merano Bernacchi Una storia di buona politica Passione e responsabilità, Lucca 2010, pp. 188, sip


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