25 febbraio 2009

"La tregua" di Primo Levi


di Gianni Quilici


Ho letto romanzi come Se questo è un uomo, Cristo si è fermato a Eboli, Il sentiero dei nidi di ragno soltanto qualche anno fa, e soltanto ora La tregua, perché nella mia vicenda scolastica, come insegnante, sono rimasto condizionato da un pregiudizio: che venissero fatti leggere per la loro valenza didascalica e morale.

Ho scoperto che “La tregua” è sì una straordinaria testimonianza, che documenta una fase mobilissima dell'Europa centro-orientale, subito dopo la liberazione russa dai tedeschi, ma che lo è, perché Primo Levi non è solo un testimone, ma un finissimo scrittore.

Si potrebbe parlare di lui come di quei fotografi, che innanzitutto ci sono, sono testimoni in prima persona, ma che, a differenza di altri, riescono a comunicare nel tempo ciò che hanno visto e sentito, a futura memoria.

Primo Levi racconta, infatti, un lunghissimo, tortuoso viaggio tra le rovine e le devastazioni dell'Europa liberata: da Auschwitz attraverso la Russia, la Romania, l'Ungheria, l'Austria, la Germania fino a Torino. Viaggio, dal quale è possibile cogliere una ricchissima documentazione storica sulle condizioni di miseria, di fame, di disperazione, di speranza, di invenzione creativa di popoli tra loro diversi, in una situazione di grande sommovimento di massa.

Un viaggio avventuroso, picaresco, scritto con occhi attenti a intrecciare il racconto con la descrizione sociologica , a cogliere il dettaglio e l'insieme. Primo Levi, infatti, è uno scrittore che ci fornisce scenari di massa inediti e grandiosi (“memorabile” come scrive Giuliano Manacorda “il disegno che ne viene del popolo russo”) con una galleria straordinaria di ritratti, di cui riesce a farci vedere corpo ed anima, a renderli unici, anche quelli, a cui dedica soltanto poche righe.
Anzi, in alcuni casi, per l'importanza e la durata che hanno nell'economia del romanzo, a consegnarceli indimenticabili, come Cesare, il Greco

La scrittura è ricca e precisa, senza compiacimenti linguistici, ma aderente alla materia trattata. Anche l'io del narratore è più un osservatore, che sta a lato, che un protagonista. Vive, soffre, gioisce con gli altri, ma il suo sguardo è mobile: una panoramica, un primo piano su questo e quello, che si snoda poi con storie avvincenti per la loro materialità, crudezza, invenzione.

La tregua. Primo Levi. Einaudi Tascabili.