07 settembre 2026
"Vedove di Camus" di Elena Rui
"Urì" di Kamel Daoud
di Giovanna Baldini
Urì, libro di Giovapremio Goncourt 2024, tratta dell’Algeria e delle due guerre che il suo popolo ha combattuto ma soprattutto dell’oblio di una delle due, quella civile, la più recente. Il romanzo è diviso in tre parti. Nella prima la protagonista, Fajr, Alba, resa gravemente invalida nel massacro perpetrato dai terroristi islamici nel villaggio natale, quando aveva cinque anni, racconta la sua storia. Siamo dunque in quello che viene definito “Decennio nero” e che si colloca negli anni Novanta del secolo scorso.
Oggi è una donna libera, vive a Orano con la donna che la salvò, è proprietaria di un salone di bellezza, ma si sente sempre più a disagio per la svolta reazionaria che sta prendendo la società algerina. È incinta e vuole abortire.
Nella seconda parte della storia ella intraprende un viaggio verso il luogo d’origine alla ricerca delle radici, i suoi morti e del corpo della sorella. Incontra un uomo, Aissa, anche lui vittima della guerra civile, che le dà un passaggio. Dai loro discorsi il lettore scopre le nefandezze di quegli anni. La popolazione civile fu attanagliata tra la violenza cieca delle milizie fondamentaliste e i metodi repressivi dell’esercito regolare. Molte migliaia le vittime: gli islamisti si resero responsabili di feroci massacri nei villaggi e di attentati dinamitardi e la risposta delle forze di sicurezza dello Stato fu altrettanto dura. Come è chiaro agli occhi dei due protagonisti, è in atto nel Paese una rimozione dei fatti accaduti in nome della pacificazione sociale, quella “concordia civile” che diventerà legge nel 2002. Aissa racconta che quando si recò in ospedale per una ferita da arma da fuoco a una gamba, che lo lascerà invalido per sempre, la lesione fu registrata come provocata da un incidente in moto…
Alba, invece, non può più parlare perché le è stata praticata una tracheotomia d’urgenza che le tagliò in modo irreversibile le corde vocali. Tiene sempre un foulard al collo per coprire la cicatrice, il “sorriso”, come la chiama lei, che ha un foro con una cannula per respirare… I due diventano emblema di una realtà che viene negata dalla storia ufficiale, falsificando anche il numero dei morti.
Nella terza parte la ragazza giunge al villaggio dove si accorge che ha vinto l’Islam nella sua forma più bigotta e radicale; la vita pubblica è amministrata da una guida religiosa e la moschea è il punto di ritrovo della comunità. Si vive in un clima di sospetto e paura. Ospitata di nascosto da una anziana che la riconosce, Alba, in una notte stellata, rivive il dramma del massacro, dove solo lei sopravvisse: forse un segno del destino. Decide, allora, di affrontare la vita insieme alla creatura che porta in grembo.
C’è un lieto fine in questo romanzo tragico che pone in luce la storia dimenticata, della guerra civile algerina degli anni novanta, una vera e propria damnatio memoriae.
La narrazione si snoda fluida con immagini poetiche di grande bellezza e suggestione. Sono legate alla cultura di quel mondo magrebino che porta dentro, profondamente radicati, i precetti del Corano e i valori laici e civili di libertà e indipendenza.
Alba è tutto questo e la sua storia personale come quella di molti altri algerini si apre alla speranza di una lunga convivenza civile che componga i conflitti e riesca a condividere una memoria collettiva.
A mio parere, un libro bellissimo, un intreccio di altissima poesia e profondità politica. Una scrittura di cui ci sarebbe un grande bisogno ai nostri giorni.
kamel Daoud, Urì, trad. Simona Mambrini, ed: La nave di Teseo, Milano 2026, p. 438, euro 22,00
Kamel Daoud (1970), scrittore e giornalista algerino, è un intellettuale progressista, punto di riferimento del pensiero laico e civile in Francia e nell’intero Maghreb. I suoi libri hanno fatto incetta di premi letterari in Francia e sono stati tradotti in molti Paesi.

