Ricevere
un libro con tale titolo un po’ sorprende, anche se rapidamente riagganci le
lezioni di geografia a proposito delle isole del guano, niente altro che strati
spessi di escrementi di uccelli con funzione di ottimo concime naturale, e ricordi anche la tua infanzia in campagna
quando lo sentivi nominare, da spargere nei campi. Tant’è. Ma lo stupore della
scelta editoriale rimane.
Senza
dubbio deve aver fatto il suo sorrisino contento e un po’ furbetto il Luciani,
che ama scrivere storie di ogni tipo. Con il precedente, Le donzelline. Donne d’amore nell’Italia rinascimentale (ETS
2014), ha indagato e raccontato il mondo
delle prostitute di alto bordo nel ‘500, donne colte e rispettate, anche dalla
Chiesa che ne aveva i suoi buoni motivi.
Questo
libro raccoglie invece le storie più diverse fra loro e strane, come se Luciani
si fosse tolto tutte le curiosità che gli passavano per la testa. Le streghe?
Le cavallette? Il guano? La Befana? Il caffè? Il dirigibile? Che storia mai ci
sarà dietro? Indaghiamo. E personaggi come Edgar Allan Poe, Henry Toulouse
Lautrec - e si parla di nomi universalmente
noti- ma anche tale Domenico Barbaja o
tale Pierre Loti. Chi erano costoro? Ricerchiamo!
Perché
ha fatto questa scelta atematica, lui che ha insegnato nei licei a sviluppare i
lavori di Italiano su tracce coerenti? Forse perché si vuol divertire, ora che
ha più tempo libero . In realtà lo spiega lui nella prefazione: “A me mi hanno salvato le storie”. Fin
d’ora scopriamo la sua voglia di non prendersi sul serio. Lui dice che dopo gli
eroici furori della sua età liceale, quando credeva nella giustizia sociale,
dopo un periodo in cui i fatti sembravano dargli ragione, le cose alla fine non
sono andate nella direzione della giustizia sociale agognata: “A farmi
dolorosamente ricredere ci pensarono la strategia della tensione e i fatti del Cile, il terrorismo
nero e quello rosso, Reagan e il craxismo, la marcia dei quarantamila e
l’omologazione galoppante di quella classe operaia che, secondo i voti miei e
di quelli come me, avrebbe dovuto “dirigere tutto”. La caduta del muro di
Berlino lo trovò “incapace di comprendere il rifiorire degli antichi egoismi
nazionalistici e i nuovi fondamentalismi economici e religiosi”.
Deluso
dalla grande Storia, Luciani si è salvato con le piccole storie, che gli hanno
dato il gusto di dissotterrare fatti dimenticati o mai indagati a fondo. Ecco
il perché di questo piccolo libro.
Luciani
è perfetto nell’indagine, cerca nelle leggenda, nella letteratura, nella
storia, nelle tradizioni popolari. Non gli sfugge niente e racconta con una
prosa chiara che si colora di lieve ironia quando è necessario, sa calcare sullo
stupore, non nega l’intervento dell’autore qua e là.
Se
dapprima la mancanza di un filo conduttore un po’ destabilizza il lettore, poi
la originalità e la esaustività dei singoli racconti incuriosisce e coinvolge.
Luciano
Luciani, La cacca che ci salvò dalla
fame. Strane storie e tipi strani. Edizioni ETS 2015, € 12, pag. 120
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