di Giulietta Isola
“Una donna che sembra nutrire di bontà la sua bruttezza dolce e quasi contagiosa fu abbandonata dal marito. Spietatamente ragionevole, divenne amica della propria pena.”
Gianna Manzini è stata una delle più importanti scrittrici italiane del XX secolo, nata in un’agiata famiglia della borghesia locale pistoiese, si formò nell’ambiente fiorentino della rivista “Solaria”. Trascorse gran parte della sua vita a Roma. Narratrice, cronista, saggista, fine lettrice e divulgatrice dell’opera di Virginia Woolf, la sua vita fu divisa tra letteratura e impegno civile, ha esplorato temi come l’identità, la memoria, l’alienazione e l’emancipazione femminile intrecciando spesso vicende personali e collettive.
La sua prosa è precisa e attenta ai dettagli psicologici, i suoi personaggi sono complessi e profondamente umani. Tempo innamorato, il suo romanzo d’esordio, fu pubblicato per la prima volta nel 1928, poi ampiamente rivisto nel 1943. Nel 2025 è stato ripubblicato da Mondadori alla quale, Manzini senza eredi, poco prima di morire, lasciò tutta la sua opera.
L’ anticonvenzionale io narrante, i piani narrativi assolutamente scombinati, l’ambivalenza e la complessità dei due personaggi femminili Clementina e Rita rendono questo romanzo un esempio di narrativa modernista. Le due donne non scadono mai nello stereotipo: la prima è decisamente brutta, “affatica chi la guarda”. Il marito Ugo l’ha abbandonata per vivere con Rita, una vedova con due figli. Clementina, molto generosa, vuole aiutarlo a consolidare il suo stato di capo di famiglia. Possiede una bella casa “ in una strada di suburbio, con quattro facce scoperte che guardava, come un girasole, passare per la campagna tutte le ore illuminate”, la offre ai due amanti mettendo come unica condizione la possibilità di accostarsi alla loro vita. Avrebbe potuto prendersi cura dei bambini, fare loro da maestra, del resto era ingobbita a studiare. Un’ offerta destabilizzante per i due amanti che erano disorientati all’idea di condividere la loro felicità con quella creatura triste e avvilita, ne erano quasi spaventati. Un giorno Clementina volle portare qualche libro ai piccini, andò a casa loro. Le aprì la porta il maggiore che rimase zitto e non la invitò ad entrare. Allora qualcuno, con uno spintone, la buttò per le scale. Clementina “Finse sempre di non sapere che era stato suo marito.”
Una favola nera, cupa, triste, ricca di preziosismi lessicali e metaforici. La scrittura di Manzini è intima e riflessiva pur restando ancorata alla realtà storica e sociale del tempo. Sono molto contenta di aver scoperto una scrittrice il cui valore è stato troppo spesso sottovalutato, il suo talento è straordinario e inimitabile ed aspetto di leggere altri suoi romanzi in via di ripubblicazione da Mondadori.
TEMPO INNAMORATO di GIANNA MANZINI EDIZIONI MONDADORI OSCAR

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