10 ottobre 2021

"Le Donne, il Diavolo e il Destino" di Dino Fiumalbi

 


QUALCOSA DI INASPETTATO

di Susanna Nugnes

 Un omicidio è  un fatto che sconvolge sempre l'ordine naturale delle cose e nel libro di Fiumalbi ce ne sono ben otto e  tre investigatrici: Adelaide, Riccarda e Matilde, l'unica deputata a mettere in manette l'assassino in quanto poliziotta.

  Nei suoi racconti ( lo dice nell'introduzione a  Noi umani Cerchiamo quadrature, uscito nel 2019 per Bandecchi e Vivaldi), l'autore ama inserire una sorpresa, ma in questo suo ultimo libro c'è una scelta di genere: siamo di fronte a un'opera in giallo, come recita il sottotitolo. 

 Tutto già scritto, tutto già detto, ormai le detective in gonnella abbondano sia nelle librerie che in tv, ma in Le Donne, il Diavolo e il Destino, c'è molto, molto di più. Fiumalbi è uno a cui piace cercare la quadratura del cerchio e risolvere un enigma lo è, bisogna possedere un metodo analitico e obiettivo, annusare la situazione come un cane da tartufi e cercare le prove di ciò che si è già capito ( un po' stile tenente Colombo), e di questa strategia è sicuramente dotata Matilde, la detective in carriera.

 Quello di Dino Fiumalbi  è un raffinato esercizio di stile, una novità nella iteratività di un genere. Ad esempio l'autore inserisce personaggi come il Diavolo e il Destino che contendono  il primato all'Autore nella creazione  e nello svolgimento degli accadimenti.  Fiumalbi  introduce elementi di novità che, quasi in un oximoron, ci rimandano a figure allegoriche o classiche come Paride, le Parche, Cerbero. Insomma, in un genere relativamente moderno, (la detective story nasce con Dupin di E. A. Poe), l'autore, coraggiosamente, introduce l'antico, il mito, il favoloso e il fatto stupefacente è che tutto funziona a meraviglia. 

 Il modello, quindi, si arricchisce e cambia attraverso la scelta di setting lontani e l'introduzione di queste tre donne, legate solo dalla passione per gli enigmi, ma diversissime per età, carattere e status.

 Con Fiumalbi, siamo un po' in città, un po' in montagna, al mare, sul ponte del Diavolo, ma l'autore sembra sempre essere a casa sua; si muove bene in questi luoghi, evidentemente preferisce scrivere di ciò che ama e questo si sente. I paesaggi sono delineati attraverso pennellate che lui dispensa con parsimonia, quindi la sua prosa è, per prima cosa, molto icastica: il lettore non vede semplicemente questi luoghi, è in mezzo ai personaggi e, insieme a loro, è invitato a risolvere i casi. E' un vero piacere leggere ad alta voce questi "ritratti dei luoghi", ci sono pagine di prosa poetica che vanno centellinate proprio così. (Una tra tutte, la strada bianca di Volterra).

 Oltre alla toponomastica, un'altra pista da seguire è quella dell'onomastica, solo i grandi scrittori scelgono accuratamente i nomi dei propri personaggi e Dino lo fa per divertimento, di solito sono ironici: l'adultera si chiama Gaudenzia. Anche questo ci porta a pensare che per lui la narrazione è gioco, leggerezza e scherzo.

 La forma di Fiumalbi è varia ( ma anche con questa si diverte), l'uso dei  linguaggi settoriali è stupefacente (si va dalla balistica alla tossicologia in un battibaleno) e quindi anche molto ricca, perché la sua è una lingua poliglotta e, talvolta, intessuta di colorite inflessioni toscane, q.b., senza strafare.

 Dino è intellettualmente curioso e quindi è un grande osservatore, ecco che il suo caleidoscopio sensoriale è sempre pronto a registrare e a tradurre sulla pagina il mondo che ci circonda, l'intimità dei personaggi, il garbuglio delle passioni. E lui, mi sembra di vederlo, si diverte a controllare se il lettore ha bisogno di un vocabolario per decifrare tutti i termini: colti, specifici, colloquiali.

 Vorrebbe essere una mosca per spiarci e invece è soprattutto un'ape che, con pazienza e amore, ha costruito l' alveare (l'opera), con le cellette in cui incasellare le sorprese, i dettagli, gli scioglimenti.

 Il filo "giallo" della sua "Opera in giallo" è proprio il miele e l'alveare è un qualcosa di geometrico proprio come il genere giallo (il bisticcio è voluto). Dino è un uomo vitruviano: homo tecnologicus prima e letterato dopo (si è laureato in lettere con una tesi di storia), sembra trarre proprio da Leonardo una grande lezione: il sapere è uno. Ha scelto la scrittura, ma Fiumalbi sa anche lavorare con le mani, sa costruire, ma anche la narrazione è un congegno, quindi magicamente, alla fine l'autore riesce sempre a trovare la quadratura del cerchio. Ma forse ciò che lo caratterizza di più è il fatto di essere un homo ludens, e che cos'è il giallo in fondo se non enigmistica narrativa al quadrato?

 Mi ha sempre fatto leggere i suoi racconti, così gli scrivevo nel lontano 2012: "Hai dalla tua il dono di conoscere bene la natura umana, i due universi che si avvicinano e si allontanano in una continua danza che è l'esistere ... e ancora "non ti manca l'applicazione e lo studio, studio profondo di uno che, comunque,  ha danzato e ha vissuto".

Concludevo sempre  raccomandandogli di non smettere di scrivere e per fortuna mi ha dato retta. Così gli ho regalato l'Aleph, un talismano, ma questa è un'altra storia.

 Dino Fiumalbi. Le Donne,il Diavolo e il DestinoBandecchi e Vivaldi. 2019.

 

1 commento:

susy ha detto...

Buongiorno, il titolo esatto è quello della copertina:Le Donne, il Diavolo e il Destino, per Bandecchi e Vivaldi, 2021. Grazie siete stati gentili e tempestivi.
Susanna Nugnes