24 gennaio 2022

"Oliva Denaro" di Viola Ardone

 

di Marigabri

 «Io non lo so se sono favorevole al matrimonio. Per questo in strada vado sempre di corsa: il respiro dei maschi è come il soffio di un mantice che ha mani e può arrivare a toccare le carni».

       Oliva Denaro è una ragazzina, abita in un piccolo paese siciliano, è il 1960, tutte le finestre hanno occhi, tutte le donne (o quasi) sono sottomesse alla morale comune, tutte le madri educano le figlie alla sottomissione («la femmina è una brocca: chi la rompe se la piglia»), a tutti i maschi (o quasi) fa comodo che le cose rimangano così. Delitto d’onore, matrimonio riparatore sono articoli di legge.

       E invece la realtà sta cambiando e Oliva sarà un vettore di trasformazione  radicale, anche se lei ancora non lo sa e nemmeno può lontanamente immaginarlo -adesso- mentre magra e spigolosa corre per i viottoli di campagna, e visto che fin da bambina trova il coraggio di dire alla sua maestra (donna già emancipata e perciò destinata a migrare) : «La donna singolare non esiste. Se è in casa, sta con i figli, se esce va in chiesa o al mercato o ai funerali, e anche lì si trova assieme alle altre. E se non ci sono femmine che la guardano, ci deve stare un maschio che la accompagna»

       Anche la giovanissima Oliva, infatti, è acerba portatrice di questa mentalità: buona, brava, obbediente agli insegnamenti della madre che vengono assorbiti per osmosi, timorosa degli sguardi e delle chiacchiere delle ‘maleforbici’, nonostante qualcosa dentro di lei sia vivo, intelligente e potenzialmente ribelle. “Io sono diversa, pensai, ma loro sono dentro di me […] Galline, siamo noi, femmine di pollaio. E io non sono favorevole al pollaio”.

       Eppure Oliva sarà proprio quella donna singolare, l’imprevedibile gallina che uscirà dal pollaio. E lo sarà l’amica Liliana, la “comunista” che le promette di cambiare quelle leggi, là dove questo si può fare, in Parlamento. Ma passando per le piazze, espressione di una pluralità femminile che lotta per il riconoscimento della singolarità. E questa è storia.

       Ma qui c’è anche il racconto, toccante e meraviglioso di un padre: contadino, silenzioso, mite ma deciso a rispettare la volontà della figlia, ad accompagnarla nella sua battaglia, senza strepitare, senza battere i pugni, con la forza di un sentimento puro. E di fronte alla domanda di Oliva: - che cosa fai tu? risponde con stupefacente semplicità : - Se tu inciampi, io ti sorreggo.

        Perché lui è un uomo d’altri tempi che però si interroga sul suo ruolo e sul suo compito: “Ma è mai possibile che un uomo, un padre di famiglia, solo perché porta i pantaloni in casa, così si diceva una volta, deve sapere qual è la cosa giusta per tutti?” e si dedica alla figlia con la stessa cura e dedizione con cui si occupa della terra e delle piante. “Io sono un contadino è quello che conosco è piantare il seme e aiutare la pianta a venir su nonostante il tempo secco, la pioggia improvvisa, il vento forte. Metto un sostegno quando è debole e tengo lontani i parassiti che la possano fiaccare. Ma poi la pianta, se trova la strada, cresce da sé”.

       E infatti l’ultima parte del romanzo di Viola Ardone è una sorta di passaggio di testimone tra padre e figlia, dialogo ed epilogo insieme, chiusura magistrale per una storia appassionante, commovente, dal ritmo narrativo perfetto.

Viola Ardone. Oliva Denaro.Einaudi. Euro 18,00

 

1 commento:

Unknown ha detto...

Grazie marigabri:molto interessante e coinvolgente