06 aprile 2023

"Age Pride" di Lidia Ravera


di Marigabri

       “È intollerabile diventare “i vecchi”. Ma anche “i giovani”, “i migranti”, “gli ultimi”… Intollerabile triste e pericoloso. Bisogna lottare per restare individui fino all’ultimo respiro”.

       Considerazioni, riflessioni, memorie autobiografiche, proposte per una società sana e coesa, sogni e utopie da cui trarre la forza per combattere contrastare e resistere.

      Con il consueto acume e l’immutato brio Lidia Ravera ragiona sulla vecchiaia. In particolare quella delle donne, la più detestata e stigmatizzata.

       Inaccettabile e reietta, sospinta all’angolo degli invisibili, oggi la vecchiaia -e il modo in cui la si tratta- ci sta mostrando che “una società in cui le età della vita non comunicano fra loro è una società fragile, in cui tutti hanno paura del tempo.”

Lidia Ravera. Age Pride. Einaudi

04 aprile 2023

Katia Taxi e altre storie di Maria Pia Pieri

 

di Marisa Cecchetti

           Torna con racconti brevi - come già l’abbiamo conosciuta in Piccolo sillabario di pensieri inutili del 2021- Maria Pia Pieri, dopo aver affrontato la grande Storia intrecciata alla sua personale con I giorni dell’ombra e della luce del 2020.

         Ora si tratta di Katia Taxi e altre storie di donne, quindici racconti brevi nei quali raccoglie figure femminili di ogni età e provenienza.

        Ci sono le nonne e le nipoti, le giovani spose e le single, le madri sovraffaticate, le aspiranti scrittrici e le gialliste, le donne sole, le giovani attrici, le prostitute.

          Giovani e meno giovani regalano aperture sulla loro vita, con le paure, le perplessità e i dubbi, con una fondamentale tensione verso la libertà da pressioni, obblighi, doveri. Più incline del maschio alla riflessione e all’analisi delle situazioni, la donna di questi racconti tende alla esplorazione di sé, così prende vita  un mosaico di storie diverse che rivelano un mondo interiore spesso non esplorato né ascoltato. Ne scaturisce la forza di prendere decisioni che rovesciano il corso della vita, o il sogno di porre fine a situazioni pesanti, magari seminando qualche vittima.

          Sogna quella nonna che si appisola mentre racconta storie alla bambina: “Sogna di volare in alto, sempre più in alto. Le è sempre piaciuto volare, specialmente di notte con il cielo che diventa scuro e minuscole luci brillano sulla terra, lontane”.

        Realizza il suo bisogno di libertà la madre di famiglia che si chiude la porta alle spalle, profondamente delusa dalla superficialità con cui i familiari commentano un suo desiderio; si libera di tutti i vecchi che cura la badante filippina, ma solo improvvisandosi scrittrice. Va in crisi di dubbio Patrizia che torna verso casa dopo avere trascorso una serata con due amiche. Rischia di diventare una seria killer una moglie che con estrema disinvoltura si libera dal marito, fredda, razionale. Invece Melania è colta dal rimorso dopo essersi permessa qualche giorno di irreperibilità che ha messo in subbuglio quanti la conoscono.

           In questi racconti c’è la vita e c’è la morte che può sorprendere anche sulla panchina di un parco, ma la narrazione è leggera e non si percepisce mai un crescendo di tensione e di paura, niente turba, come se anche la morte, persino quella provocata, faccia parte della normalità delle cose. Si percepisce un sorriso divertito della Pieri di fronte alle storie stesse che lei ha costruito, perché nel costruire storie c’è libertà assoluta.

 Maria Pia Pieri, Katia Taxi e altre storie, Tralerighe editore 2023, pag. 96, € 15,00

 

 

 

31 marzo 2023

"Una storia di poligamia " di Paulina Chiziane.

 

La   donna   africana   vince  la tradizione

di Giovanna Baldini 

       Niketche, Una storia di poligamia è un romanzo della scrittrice mozambicana Paulina Chiziane.

      Nata nel 1955 a Manjacaze, località nell’interno del Mozambico meridionale, l’Autrice affronta in questo suo ultimo lavoro una storia di poligamia, o meglio, una vicenda di donne e della loro condizione in un periodo di grande trasformazione della società attuale  tra la modernità e la tradizione.

      Lei, Paulina Chiziane, si considera una raccontatrice di storie tramandate oralmente e ascoltate intorno al fuoco da quando era piccola, ma nelle sue pagine c’è molto di più.

      In modo ironico e fantasioso viene affrontato il tema della poligamia, retaggio culturale ben radicato nella mentalità degli uomini e delle donne del suo Paese.

      L’eredità della poligamia si scontra con la modernità della vita africana di oggi, che nelle città e nei ceti socialmente favoriti si avvicina molto agli standard della globalizzazione.

        La poligamia, di fatto, non esiste più, ma l’uomo, secondo un’antica eredità culturale secolare, si sente in diritto di avere amanti, anche più di una e di essere infedele alla moglie.

       Nel romanzo il comportamento di Tony, il co-protagonista, scatena una serie di avvenimenti, eccessivi ed esilaranti.  Infatti Rami, la prima e unica moglie sposata, cerca di inserire la incorreggibile infedeltà del marito negli schemi di una società che si considera moderna ma di fatto ancora legata a irrinunciabili modelli maschilisti

       Moglie e madre, ormai non più giovanissima, Rami si accorge di aver perso l’interesse di suo marito. Cerca di riconquistarlo in tutti i modi anche ricorrendo alla magia, ma, niente. Pensa, allora, di conoscere le amanti, che sono quattro, e la più giovane sostituisce sempre la precedente…

        Diventano amiche e alleate contro il maschio dominatore, intanto si emancipano: con i soldi del mantenimento e le moine si trovano un lavoro, si rendono indipendenti e capiscono di valere anche per se stesse. Ma c’è un problema: nel maschio, tutto ciò provoca una catastrofe psicologica, perde il suo ruolo e anche l’onore davanti agli altri. Tony, disperato, prima cerca consolazione dalla madre che non lo accoglie, poi tra le braccia della prima moglie… che lo rifiuta.

       Trama avvincente e divertente, ma che sotto nasconde il faticoso percorso verso l’emancipazione della società africana e segnatamente mozambicana. La strada sarà lunga non solo per le donne, ma soprattutto per gli uomini.

       Nel libro sono descritti riti e cerimonie religiose, vengono citati fiori e frutti, piante usate per le pozioni magiche, cibi e alimenti della cucina mozambicana che fanno parte della vita del Paese africano. Con il nome originale tutto questo appare tradotto nel glossarietto alla fine del libro, come “niketche”, la danza erotica che la fanciulla balla per il suo amato, e che dà il titolo al romanzo.

       Una lunga commedia amara sulla vita Niketche, che si conclude, però, con il riscatto della protagonista, che davanti al marito che torna sconfitto e abbandonato dalle sue quattro mogli-amanti ha il coraggio di respingerlo. Ha trovato se stessa, un altro amore, un’altra vita.

Paulina Chiziane, Niketche, Una storia di poligamia, trad. dal portoghese di Giorgio de Marchis, ed: La Nuova Frontiera, Roma 2022, p.380, euro 18,90

  

 

 

28 marzo 2023

"La saudade" di Daniele Luti

Lisbona. Rua da Saudade

di Daniele Luti

        C’è una strada a Lisbona che si chiama rua da Saudade. Ce lo dice Tabucchi. E lì lo scrittore sostiene ci sia stata la casa di Pereira. È una strada in salita che passa vicino alla cattedrale ed è dedicata a un sentimento, la saudade, difficile da "tradurre". È una struggente malinconia, ma non per il passato, o non solo. Tabucchi dice che è una nostalgia del futuro, un paradosso. È uno stato d'animo in cui le ombre della memoria convivono con una idea del divenire che  implica il ritrovare, nella sua condizione perfetta, nella fissità di un attimo, un sentimento perduto che non ha più difetti, che ha raggiunto l'intensità, la "perfezione" dell'arte.

      

                                            Volterra, Porta all'arco
 

        Ecco. Anche nella mia città natale, Volterra, c'è una strada così. È via della Porta all'arco, un tragitto ripido, una rampa che si lascia alle spalle un antico borgo e, attraverso una bellissima e fascinosa porta etrusca, ti immette nella storia, in un mondo articolato di oggetti e di cose che fanno ri/vivere una realtà intensa, complessa capace di rivelazioni improvvise: intuire il tempo come un ritorno, come una riconquista, come la restituzione di un amore, di un passione assoluta.

27 marzo 2023

“Qualche giorno fa ho annusato la terra” di Andrea Appetito

 

                    foto di Gianni Quilici

         La strada che conduce in collina è costeggiata dalle arature dei cinghiali. Dove il vento e gli umani accumulano rifiuti, il grugno in cerca di cibo ha sollevato la terra che tracima sull'asfalto.

        Per quanto è possibile, cerco di evitare la strada asfaltata e percorro sentieri o scampo sull'erta della collina seguendo il calpestio delle capre e delle pecore che si arrampicano su ascese ritte e assolate. Lì è possibile che sbuchi un biacco, giallo e verde, la parte anteriore eretta e luminosa.

       In cima alla collina le nubi bianche del mattino si diradano in foschia che appanna il verde nuovo dei prati. Sui sentieri, tra le rovine del teatro romano, turisti in visita e ciclisti, donne uomini bambini cani, ciascuno al suo passo, ciascuno immerso nello splendore austero e modesto di una collina spoglia che già soffre la siccità futura.

      Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo - ha scritto Camus - Bisogna immaginare Sisifo felice. Forse dovremo immaginare la terra felice nei mesi che verranno, negli anni siccitosi che trasformeranno la terra in talco, quando i semi cadranno crepitando senza futuro.

       Qualche giorno fa ho annusato la terra, era rossa odorosa ma non abbastanza. Sembrava aver passato il punto di cottura primaverile, era svanita la fragranza di linfe mescolata all'eco autunnale di funghi e batteri. Era più simile a un mattone uscito da una fornace.

       Dobbiamo immaginare la terra felice e distendere l'arco plantare, immergere ogni passo anziché sorvolare, pensare con i piedi e smettere di sversare veleni dalla mente. Per quanto è possibile, dobbiamo immaginare la terra rorida. Glielo dobbiamo. Speriamo che tutte le voci poetiche, le acque anonime, si levino, come il coro di una antica tragedia, e bagnino di grazia la terra assetata.