23 febbraio 2021

"Il grande salto" di Mahi Binebine

di Giulietta Isola 

La morte di abitava e noi l’abitavamo. La morte era nostra alleata. Ci serviva e noi la servivamo. Le prestavamo il nostro odio, le nostre vendette e i nostri coltelli.

Ho girato il Marocco in lungo e largo, eppure Mahi Binebine mi ha portato in un luogo ove non sono mai stata, uno di quei luoghi che non si desidera conoscere : la baraccopoli/discarica di Sidi Moumen nella quale sono nati i kamikaze che nel maggio 2003 hanno provocato gli attentati di Casablanca: 5 esplosioni dislocate e 41 morti. 

Lo scrittore, originario di Marrakech, si è ispirato a quanto realmente accaduto e, addentrandosi in un territorio tabù, ha voluto raccontare il terrorismo da un altro punto di vista, quello di chi nel provocare terrore non cerca altro che dignità, redenzione, paradossalmente giustizia. 

Yashin, il protagonista, è morto e si definisce “un’entità che, per adottare la lingua di laggiù, chiamerò coscienza, cioè il calmo risultato di una miriade di pensieri lucidi. Non quelli, oscuri e miseri, che hanno costellato la mia breve esistenza, ma pensieri dalle sfaccettature infinite, iridati, a volte accecanti”. E’ la sua voce a guidarci in un mondo a noi lontano, in quella bidonville dove sfilano e si intrecciano le sfortunate vite di sei ragazzini: Yashin, ragazzo sensibile e intelligente appassionato di calcio, il fratello Hamid, leader temuto e rispettato, Nabil, ragazzo bellissimo e delicato segretamente desiderato da tutti, Fouad, il figlio del muezzin, Khalil, il figlio di un cocchiere caduto in disgrazia, e Azzi, il figlio del carbonaio. 

La loro vita fatta di violenza e povertà inaudite, di duro lavoro, di morte, solitudine e droga è descritta in tutta la sua difficile realtà. Solo la loro forte amicizia e l’amore per il calcio dona loro istanti di felicità. La loro squadra , Le Stelle di Sidi Moumen, ogni settimana sfida le altre bidonville; per loro non si tratta semplicemente di un gioco , ma di un modo per evadere, per sfogare la rabbia e la disperazione e godere le vittorie insieme. Vivono un fragile equilibrio infranto da Abou Zoubeir, leader fondamentalista, amico di Hamid, un uomo barbuto che sa a memoria il Corano ed inneggia alla Jihad, uno che “conosceva le parole giuste, parole ghiotte che si fissavano nella memoria e, dispiegandosi in essa, fagocitavano i detriti che la intasavano”. Offre lavoro, alloggio, soldi, cibo, disciplina, riscatto sociale, fede, ma soprattutto promette “il passaporto per il Paradiso”. 

Le stelle di Sidi Moumen vengono radicalizzate e convinte di avere grandi doti , degne di dare la loro misera vita per conquistarsi un posto in Paradiso, una prospettiva allettante che prevede un grande salto. “Avevo tirato mio malgrado perché l’astuzia di Satana aveva quasi funzionato nonostante le mie preghiere”. 

Binebine è riuscito a dare un’anima al terrorismo, non lo giustifica mai , ma si sforza di comprendere una società che crea bambini spazzatura, il suo racconto aiuta a venire” a capo di vite troppo brevi ed estreme, di una scelta tanto incomprensibile quanto definitiva, di una storia di indottrinamento ed emarginazione”, aiuta a capire meglio cosa passa nella testa di un terrorista ma, soprattutto, in quali condizioni è cresciuto, quali sono le sue alternative, le scelte a cui può ambire, il futuro che può disegnare. 

Una lettura istruttiva che ha aperto tante domande: perché determinati fatti cruenti continuano ad avvenire? Avvengono sia in occidente che nei paesi islamici, i primi a soffrire delle degenerazioni ideologiche della religione. I morti degli attentati multipli di Casablanca erano, per il novanta per cento, escludendo gli attentatori suicidi, marocchini e la popolazione tutt’ora non riesce a comprendere perché dei marocchini hanno ucciso altri marocchini, quale possa essere stata la leva che ha fatto scaturire tanta rabbia e violenza inaudita. Capire il fenomeno del terrorismo islamico non è facile, mi informo, leggo, ma è chiaro che serve a poco leggere articoli pieni di paura per un paio di giorni dopo un attentato in una capitale europea, un tema così centrale nella vita di tutti i giorni non può essere liquidato da una informazione frammentata, farlo non crea scudi e corazze, mi affido volentieri alla letteratura che offre interessanti spunti a noi appassionati di verità. 

L’autore con i proventi del libro ha costruito un centro giovanile a Sidi Moumen. Da leggere

IL GRANDE SALTO di MAHI BINEBINE, RIZZOLI EDITORE

 

 

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